Che un semplice multivitaminico possa davvero rallentare l’invecchiamento biologico suona quasi troppo bello per essere vero. Eppure uno studio clinico condotto su oltre 1.000 adulti, con un’età media di 70 anni, suggerisce esattamente questo. Non si parla di integratori miracolosi o formule segrete, ma di quei comunissimi multivitaminici che si trovano in qualsiasi farmacia. E i risultati, pur con tutte le cautele del caso, hanno sorpreso persino chi li ha ottenuti.
Il team di ricerca, guidato da Howard Sesso dell’Università di Harvard, ha impostato il lavoro con tutti i crismi del rigore scientifico: studio randomizzato, in doppio cieco, con un gruppo che assumeva multivitaminici ogni giorno e l’altro un semplice placebo. Nessuno sapeva chi prendesse cosa. Per due anni sono stati raccolti campioni di sangue, e il DNA delle cellule immunitarie è stato passato al vaglio di cinque diversi orologi epigenetici, strumenti capaci di leggere specifici marcatori chimici sul genoma e stimare quanto velocemente il corpo stia effettivamente invecchiando, al di là dell’età anagrafica.
Cosa dicono davvero i numeri
Tutti e cinque gli orologi hanno rilevato un invecchiamento leggermente più lento nel gruppo che assumeva multivitaminici. Due di questi, appartenenti alla cosiddetta seconda generazione e considerati più affidabili perché correlati anche al rischio di mortalità, hanno raggiunto la significatività statistica. L’effetto stimato? Circa quattro mesi di rallentamento biologico nell’arco di due anni.
Ora, quattro mesi possono sembrare poca cosa. E in effetti Daniel Belsky della Columbia University non ha mancato di sottolinearlo: la differenza è modesta se confrontata con la variabilità naturale tra individui, e gli orologi epigenetici non traducono sempre in modo lineare il dato biologico in tempo reale. Lo stesso Howard Sesso ha ammesso che resta da capire se un miglioramento nei marcatori si traduca concretamente in meno malattie o in una vita più lunga. Però il segnale c’è, ed è coerente su più strumenti di misurazione. Non è poco.
Curiosamente, gli estratti di cacao testati in parallelo nello stesso studio non hanno prodotto alcun effetto sugli stessi indicatori. Nonostante la loro fama di superfood, zero risultati misurabili sul fronte dell’invecchiamento biologico.
Perché funzionano (forse) e cosa non bisogna fare
L’ipotesi più accreditata dai ricercatori è che i multivitaminici agiscano correggendo piccole carenze nutrizionali subcliniche. Dopo i 60 anni queste carenze sono piuttosto comuni, perché metabolismo e assorbimento intestinale iniziano a cambiare in modo significativo. In pratica, non si tratterebbe di un effetto “magico” della supplementazione, ma di un semplice ripristino di equilibri che il corpo fatica a mantenere da solo con l’avanzare dell’età.
Attenzione però a non fraintendere il messaggio. Nessuno sta suggerendo di assumere megadosi di singole vitamine, una strada che è stata associata a danni ossei, epatici e neurologici anche gravi. Lo studio parla di integratori bilanciati, con dosaggi vicini alle raccomandazioni giornaliere. Niente di estremo, niente di avventuroso.
