Si accelera sul rafforzamento della industria energetica made in Europe con una nuova proposta normativa. È pensata per sostenere la produzione interna. Il piano prende forma all’interno del Industrial Accelerator Act. Previsto dal più ampio programma Clean Industrial Deal promosso dalla Commissione Europea. L’obiettivo principale è favorire la diffusione di tecnologie energetiche a basse emissione. Realizzate direttamente nel continente. La strategia mira anche a ridurre la dipendenza dell’Europa dai fornitori di paesi terzi. Rafforzando al tempo stesso la competitività dell’industria europea.
La proposta stabilisce che nei bandi pubblici e nei programmi di sostegno economico vengano privilegiate le tecnologie prodotte nell’Unione Europea. E nello spazio economico europeo. Il provvedimento riguarda diversi settori strategici della transizione energetica. Tra questi figurano: batterie, sistemi di accumulo energetico, impianti fotovoltaici, energia eolica, pompe di calore, elettrolizzatori e tecnologie nucleari. Secondo la Commissione, incentivare la produzione locale potrebbe rafforzare l’autonomia industriale europea. E anche sostenere la domanda interna di tecnologie pulite. Il testo dovrà ora essere discusso e negoziato.
Il dibattito sull’industria solare made in Europe divide il settore energetico
La proposta europea ha già suscitato reazioni differenti. Proprio tra le organizzazioni del settore energetico. Alcuni rappresentanti dell’industria solare vedono con favore l’idea di sostenere la produzione interna. Tra questi c’è SolarPower Europe. Secondo cui il piano potrebbe rafforzare componenti strategici. Come celle e inverter per impianti fotovoltaici. Il vicedirettore generale dell’associazione, Dries Acke, ha sottolineato che criteri troppo rigidi rischierebbero di rallentare la diffusione dell’energia solare a prezzi accessibili.
Secondo questa posizione sarebbe invece necessario incentivare i sistemi di accumulo energetico basati su batterie. Tali tecnologie consentirebbero infatti di sfruttare meglio l’energia rinnovabile prodotta in Europa. E ridurre la dipendenza dal gas fossile importato. Molto più critico è invece il giudizio dell’European Solar Manufacturing Council. L’organizzazione ritiene che il requisito di contenuto locale previsto per il fotovoltaico sia troppo limitato. Il regolamento riguarda infatti soltanto due componenti degli impianti solari. Ossia inverter e celle. Secondo l’associazione questo approccio non sarebbe sufficiente a riportare l’intera filiera produttiva in Europa. Inoltre le nuove regole potrebbero entrare in vigore soltanto nel 2030.
