La conquista dello Spazio non è più solo una questione di esplorazione. La vera frontiera oggi è economica: sopra le nostre teste orbitano corpi celesti ricchi di metalli e acqua. Risorse che potrebbero valere miliardi. Tale scenario potrebbe portare alla nascita di una possibile economia extraterrestre, che vede agenzie spaziali e imprese private competere per accedere a ciò che giace nel cosmo. A tal proposito, gli asteroidi vicini alla Terra contengono concentrazioni altissime di platino, rodio, iridio, ma anche ferro, nichel e cobalto. Risorse di tal tipo, ormai sempre più rare nei giacimenti terrestri, rendono tali oggetti celesti simili a miniere naturali sospese nello Spazio. Oltre ai metalli, le analisi hanno rivelato la presenza di acqua, idrogeno e ossigeno, elementi essenziali sia per la vita sia per la produzione di propellente. Le missioni scientifiche hanno già posto le basi di tale trasformazione.
Giacimenti importanti nello Spazio?
Gli esperti classificano le risorse spaziali in tre grandi categorie. Ovvero metalli, volatili e isotopi speciali. I primi alimentano le industrie elettroniche e le tecnologie pulite. I secondi possono sostenere la vita e fornire carburante. Mentre gli ultimi, come l’elio-3 del suolo lunare, potrebbero un giorno essere impiegati nei reattori a fusione nucleare.
Rimangono però ostacoli notevoli. Estrarre minerali in assenza di gravità impone la creazione di macchine che funzionino senza attrito e con sistemi di contenimento della polvere. Inoltre, si aggiunge la questione legale. Il Trattato sullo Spazio (1967) vieta la sovranità nazionale sui corpi celesti. Ma resta vago sui diritti delle aziende private.
Un altro rischio è di natura economica. Se un asteroide ricco di platino venisse trasportato sulla Terra, l’eccesso di offerta potrebbe far crollare i prezzi. Per tali motivi, molti studiosi propongono di utilizzare le risorse direttamente nello Spazio. Sfruttandole come carburante o materiali da costruzione per basi e infrastrutture orbitali. Sarà necessario attendere ancora (venti o trent’anni) prima che l’estrazione spaziale diventi effettivamente sostenibile su scala commerciale. Ma il percorso è già tracciato. L’umanità sta imparando a vedere nello spazio non solo un territorio da esplorare, ma un nuovo ecosistema economico.
