I prezzi di benzina e diesel tornano al centro del dibattito economico italiano. L’aumento delle quotazioni del petrolio e il ritorno del diesel ai livelli più alti dal 2022 stanno spingendo il Governo a valutare nuove misure per contenere i rincari alla pompa. Tra le ipotesi più concrete c’è il ritorno del meccanismo delle accise mobili, uno strumento che potrebbe alleggerire il costo dei carburanti quando i prezzi del greggio salgono oltre determinate soglie.
L’impennata dei prezzi è legata soprattutto al forte rialzo del Brent, che ha superato la soglia dei 100 dollari al barile. Una dinamica che rischia di avere effetti a catena sull’economia reale, dal trasporto delle merci fino ai costi quotidiani per famiglie e imprese.
Come funzionano le accise mobili
Le accise rappresentano una componente importante del prezzo finale di benzina e diesel. Dopo la riforma entrata in vigore all’inizio dell’anno, l’imposta pesa allo stesso modo su entrambi i carburanti e si attesta intorno ai 67 centesimi al litro, ai quali si aggiunge poi l’IVA al 22%.
Proprio l’IVA gioca un ruolo centrale nel meccanismo delle accise mobili. Quando il prezzo dei carburanti aumenta, cresce automaticamente anche il gettito IVA incassato dallo Stato. In presenza di rincari particolarmente elevati, il Governo può decidere di utilizzare questi introiti aggiuntivi per ridurre temporaneamente la pressione fiscale sui carburanti, compensando parte degli aumenti.
In questo modo si crea un sistema che, almeno nelle intenzioni, permette di attenuare gli effetti dei rialzi del petrolio sul prezzo alla pompa, intervenendo quando il costo medio dei carburanti supera determinate soglie rispetto ai mesi precedenti.
Il possibile ritorno della misura
Per capire in che modo l’esecutivo intenderà applicare concretamente il meccanismo sarà necessario attendere il nuovo decreto allo studio del Governo. L’accisa mobile non è infatti una novità assoluta: il sistema era già stato introdotto nel 2023, sempre durante il Governo Meloni, come strumento di emergenza da attivare nei momenti di forte volatilità del mercato energetico.
Il principio alla base della misura resta semplice. Se il prezzo dei carburanti aumenta in modo significativo rispetto alla media del bimestre precedente, lo Stato può intervenire riducendo temporaneamente parte delle accise utilizzando il surplus di gettito IVA generato proprio dall’aumento dei prezzi.
L’obiettivo è quello di evitare che le oscillazioni del petrolio si traducano immediatamente in rincari troppo pesanti per consumatori e imprese.
Le richieste dei consumatori
Nel frattempo, le associazioni dei consumatori continuano a chiedere interventi rapidi. Il Codacons ha sollecitato il Governo ad applicare con urgenza una riduzione delle accise pari ad almeno 15 centesimi al litro, una misura che secondo l’associazione potrebbe riportare i prezzi dei carburanti su livelli più sostenibili.
Secondo il Codacons, un intervento di questo tipo avrebbe effetti positivi non solo sui costi di rifornimento per gli automobilisti, ma anche sull’intera filiera economica. In Italia, infatti, oltre l’80% delle merci viaggia su gomma, e i rincari del gasolio finiscono inevitabilmente per riflettersi sui prezzi finali di molti prodotti, in particolare quelli alimentari.
