I Google Pixel 11 iniziano finalmente a mostrarsi, e lo fanno attraverso una strada ormai classica nel mondo tech: i produttori di accessori. Con il lancio atteso per agosto e il debutto del Pixel 10a già alle spalle, la stagione delle indiscrezioni sulla prossima generazione di smartphone Google entra nel vivo. Qualche voce circolava già da settimane, come quella legata a un possibile sistema di riconoscimento facciale avanzato stile Face ID, ma ora le cose si fanno più concrete.
Il render che svela il look dei prossimi Google Pixel 11
Il produttore di cover ThinBorne ha pubblicato alcuni render piuttosto interessanti, che mostrano una custodia per il Pixel 11 Pro XL realizzata in fibra di aramide, con supporto alla compatibilità PixelSnap e MagSafe. E qui viene il bello: queste immagini permettono di farsi un’idea piuttosto chiara su quello che sarà il design del nuovo smartphone targato Mountain View.
In pratica non ci sarà alcuna rivoluzione estetica. Google sembra intenzionata a mantenere la stessa filosofia introdotta con la serie Pixel 9 nel 2024: bordi piatti, linee pulite e la caratteristica “pillola” posteriore che racchiude il comparto fotocamere. Una scelta che ha senso, considerando che quel linguaggio visivo è stato introdotto relativamente di recente e rappresenta ancora un elemento distintivo forte per la linea Pixel.
Google Pixel 11: come cambierà la nuova serie
Detto questo, qualche differenza c’è. La camera bar posteriore dei Pixel 11 appare leggermente più ampia e con angoli più arrotondati rispetto al modello precedente. Un ritocco sottile, quasi impercettibile a prima vista, ma che suggerisce comunque un’evoluzione del modulo fotografico. Potrebbe trattarsi di sensori più grandi o semplicemente di una redistribuzione dello spazio interno, ma su questo punto è ancora presto per sbilanciarsi.
Quello che emerge con una certa chiarezza è che Google non ha intenzione di stravolgere la formula. I Pixel 11 punteranno probabilmente su miglioramenti sotto la scocca piuttosto che su un redesign radicale dell’estetica. Del resto, quando un linguaggio di design funziona e viene accolto bene dal pubblico, cambiarlo dopo appena una generazione non avrebbe molto senso.



