La lotta contro lo streaming illegale delle partite di calcio non conosce confini, e stavolta il fronte si è aperto anche in Spagna con una mossa che ha fatto parecchio rumore. Matthew Prince, amministratore delegato di Cloudflare, è stato convocato insieme a un altro dirigente della società da un tribunale spagnolo nell’ambito di un’indagine che riguarda la diffusione non autorizzata online delle partite della LaLiga, il massimo campionato di calcio spagnolo.
Una notizia che, a chi segue queste vicende dall’Italia, suonerà familiare. Perché da noi la questione Cloudflare e pirateria sportiva è già esplosa da tempo, con AGCOM che ha messo nel mirino la società statunitense per il suo ruolo nella catena tecnica che consente ai siti pirata di restare operativi. Ne abbiamo sentito parlare molto, e la situazione spagnola sembra seguire uno schema quasi identico.
Cosa sta succedendo in Spagna e perché Cloudflare è coinvolta
Il punto centrale della vicenda è sempre lo stesso: Cloudflare fornisce servizi di protezione e distribuzione dei contenuti web (il cosiddetto CDN, Content Delivery Network) a milioni di siti in tutto il mondo. Tra questi, inevitabilmente, finiscono anche piattaforme che trasmettono illegalmente eventi sportivi in diretta. La LaLiga, che da anni investe risorse enormi per contrastare la pirateria delle proprie partite, ha evidentemente deciso di alzare il tiro coinvolgendo direttamente i vertici dell’azienda americana.
La convocazione del CEO di Cloudflare davanti a un tribunale spagnolo rappresenta un passaggio significativo. Non si tratta di una semplice diffida o di una richiesta formale di collaborazione, ma di un atto giudiziario vero e proprio, che porta la questione su un piano molto più serio. Il fatto che sia stato chiamato in causa personalmente Prince, e non solo un rappresentante legale locale, dà la misura di quanto le autorità spagnole intendano prendere sul serio la faccenda.
La LaLiga, va detto, è tra le leghe calcistiche più aggressive al mondo quando si parla di tutela dei diritti televisivi. Ha sviluppato strumenti tecnologici interni per individuare le trasmissioni pirata e ha stretto accordi con diversi Paesi per rendere più efficace il contrasto. Lo streaming illegale delle partite di calcio rappresenta un danno economico stimato in centinaia di milioni di euro ogni anno, e i detentori dei diritti non hanno alcuna intenzione di restare a guardare.
Un problema che non riguarda solo la Spagna
Quello che sta accadendo in Spagna con la convocazione del CEO di Cloudflare si inserisce in un quadro europeo più ampio. L’Italia, come accennato, si è mossa con l’offensiva di AGCOM e con il sistema Piracy Shield, che ha già generato non poche polemiche per i suoi effetti collaterali. La Francia sta lavorando su normative simili. E ora la Spagna alza la posta con un’azione giudiziaria diretta.
Per Cloudflare la posizione è delicata. L’azienda ha sempre sostenuto di essere un intermediario tecnico neutrale, paragonabile a una compagnia telefonica che non può essere ritenuta responsabile del contenuto delle conversazioni. Ma questa linea difensiva sta trovando sempre meno spazio nelle aule dei tribunali europei, dove la tendenza è quella di responsabilizzare maggiormente tutti gli attori della filiera digitale.
