Riportare l’uomo sulla Luna significa affrontare un problema concreto: come garantire aria, acqua e carburante senza dover spedire tutto dalla Terra. Ogni carico lanciato oltre l’orbita terrestre ha costi enormi e una gestione complessa. Per questo la NASA sta puntando con decisione sull’utilizzo delle risorse presenti direttamente sul suolo lunare.
Sfruttare la regolite per produrre ossigeno dalla polvere lunare
Una delle strade più promettenti riguarda la regolite, la polvere grigia che ricopre la superficie della Luna. All’interno dei suoi minerali è intrappolata una quantità sorprendentemente elevata di ossigeno: quasi la metà della massa è composta da questo elemento, anche se non in forma respirabile.
Il progetto chiamato Carbothermal Reduction Demonstration ha dimostrato che l’ossigeno può essere estratto utilizzando esclusivamente l’energia del Sole. Il test è stato condotto con un simulante della polvere lunare. Grazie a un concentratore solare e a specchi ad alta precisione, la luce è stata convogliata in un reattore capace di raggiungere temperature molto elevate.
Il calore generato rompe i legami chimici nei minerali, liberando ossigeno e producendo come sottoprodotto monossido di carbonio. La possibilità di recuperare questo elemento direttamente sul posto ridurrebbe in modo significativo la necessità di trasportarlo dalla Terra, con un impatto rilevante sulla sostenibilità delle missioni.
Non solo aria, ma anche carburante
L’ossigeno non serve soltanto per la respirazione. È uno dei componenti chiave dei propellenti per razzi e può quindi contribuire alla produzione di carburante direttamente sulla Luna. In prospettiva, il nostro satellite potrebbe diventare una base strategica per missioni più ambiziose, comprese quelle verso Marte.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra diversi centri e partner industriali: il reattore è stato sviluppato da Sierra Space; la tecnologia di concentrazione solare arriva dal Glenn Research Center insieme a Composite Mirror Applications; il Kennedy Space Center ha curato l’elettronica di analisi, mentre il coordinamento dei sistemi è stato gestito dal Johnson Space Center.
La stessa tecnologia potrebbe essere adattata anche su Marte, dove l’atmosfera ricca di anidride carbonica potrebbe essere trasformata in ossigeno e metano, elementi fondamentali per la sopravvivenza degli astronauti e per il viaggio di ritorno.
