Con la nuova gamma presentata da Samsung la scorsa settimana, il dettaglio che sta facendo discutere non riguarda tanto fotocamere o intelligenza artificiale, quanto la possibilità di eseguire un vero terminale Linux direttamente dallo smartphone. Una chicca che, per una certa fetta di utenti, vale quasi più di cento megapixel. Il terminale in questione era comparso per la prima volta sugli smartphone di Google l’anno scorso, aprendo scenari interessanti per sviluppatori e appassionati. Ora quella stessa funzione risulta compatibile con alcuni dei nuovi Galaxy S26, ma non con tutti. La serie segue la solita doppia anima: chip Snapdragon negli Stati Uniti, Exynos in Europa e in altri mercati chiave. Una strategia ormai consolidata, che però questa volta ha conseguenze molto concrete. Il terminale Linux gira, infatti, all’interno di una macchina virtuale non protetta. Una scelta che richiede un supporto hardware specifico. I modelli S26 e S26 Plus con chip Exynos lo garantiscono. Quelli basati su Snapdragon, no.
Samsung: Linux su smartphone Galaxy S26 con chip Exynos
Il risultato è che il potentissimo S26 Ultra, equipaggiato con piattaforma di Qualcomm a livello globale, resta fuori dai giochi. Chi prova ad attivare il terminale si trova davanti a un secco “Unrecoverable Error“. Un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni romantiche. Alcune indiscrezioni iniziali avevano fatto pensare a una compatibilità più ampia, ma le prime unità circolate hanno chiarito rapidamente la situazione.
Le informazioni arrivate a Android Authority da fonti interne confermano che la funzione è operativa esclusivamente sui modelli con Exynos. E no, non è qualcosa che si può sistemare con un aggiornamento futuro. Il supporto alle macchine virtuali non protette è una questione strutturale, non un interruttore software dimenticato spento. Per molti utenti tale distinzione passerà inosservata. Ma per chi vede nello smartphone anche uno strumento di sviluppo o di sperimentazione, cambia tutto. Significa che non è necessario puntare al modello Ultra per avere un ambiente Linux nativo in tasca.
