Dopo anni di studi, perforazioni e investimenti, nel cuore della Cornovaglia è entrata ufficialmente in funzione la prima centrale geotermica profonda del Regno Unito. Per la prima volta l’elettricità prodotta sfruttando il calore naturale della Terra viene immessa in modo stabile nella rete nazionale. Il progetto è stato sviluppato da Geothermal Engineering Ltd, che ha perforato fino a circa 4,8 chilometri di profondità per raggiungere uno strato di rocce granitiche ad altissima temperatura. In quell’area il sottosuolo sfiora i 200 gradi Celsius, una soglia sufficiente per surriscaldare l’acqua pompata in profondità e generare vapore capace di azionare turbine elettriche. La produzione stimata è in grado di alimentare fino a 10.000 abitazioni, un numero simbolicamente importante per un Paese che fino a oggi non aveva mai sfruttato in modo strutturale la geotermia profonda.
Come funziona la geotermia profonda
Il principio è semplice nella teoria, complesso nella pratica. Si perforano pozzi molto profondi per intercettare rocce naturalmente calde. L’acqua viene pompata nel sottosuolo, si riscalda a contatto con le rocce e ritorna in superficie sotto forma di fluido ad alta temperatura. Il calore viene convertito in energia elettrica attraverso turbine e generatori.
A differenza del solare e dell’eolico, la geotermia non dipende dalle condizioni atmosferiche. Non serve il sole, non serve il vento. Il calore terrestre è costante e disponibile 24 ore su 24. Questo rende l’energia geotermica programmabile e continua, una caratteristica strategica in un sistema elettrico che deve gestire sempre più fonti intermittenti. Il limite principale è economico e tecnico: le perforazioni profonde richiedono investimenti elevati e una conoscenza dettagliata della geologia locale.
L’interesse del mercato e il ruolo di Octopus Energy
Il progetto in Cornovaglia ha già attirato l’attenzione di operatori del settore. Octopus Energy ha acquisito i diritti sull’energia prodotta dall’impianto per distribuirla attraverso la rete elettrica nazionale. Questo passaggio è fondamentale perché dimostra che la produzione non è solo sperimentale, ma inserita in un modello commerciale reale. Il governo britannico ha sostenuto le fasi iniziali del progetto con un contributo di circa 2,1 milioni di euro, coprendo parte dei costi legati ai test e allo sviluppo. È un segnale politico chiaro: Londra vede nella geotermia una componente potenziale del mix energetico futuro.
Non solo elettricità: c’è anche il litio
La sorpresa più interessante riguarda però ciò che risale insieme all’acqua calda. I fluidi estratti dal sottosuolo sono ricchi di litio, elemento chiave per la produzione di batterie per veicoli elettrici e dispositivi elettronici. Secondo quanto comunicato dall’azienda, la concentrazione supera le 340 parti per milione, un valore tra i più elevati registrati a livello globale per questo tipo di estrazione geotermica. Le stime parlano di una produzione iniziale di circa 100 tonnellate di litio, con margini di crescita nei prossimi anni. Se confermato su scala industriale, il progetto potrebbe trasformarsi in una doppia opportunità: energia rinnovabile continua e approvvigionamento domestico di una materia prima strategica.
