La connettività satellitare per smartphone è pronta a cambiare. Starlink ha annunciato l’arrivo dei nuovi satelliti di seconda generazione, i V2. Un progetto destinato a potenziare in modo considerevole il servizio Starlink-Mobile, evoluzione di quello che inizialmente era stato presentato come Direct to Cell. L’obiettivo? Superare i limiti attuali e avvicinare le prestazioni a quelle delle reti mobili terrestri.
I nuovi satelliti promettono una densità di dati fino a 100 volte superiore rispetto ai modelli precedenti e una capacità di trasmissione per singola unità stimata fino a venti volte maggiore. Numeri che potrebbero trasformare un servizio oggi pensato soprattutto per emergenze o aree rurali in un’alternativa alle infrastrutture tradizionali.
Starlink Mobile è già attivo in 32 Paesi distribuiti su sei continenti. L’Italia però al momento non rientra tra quelli coperti. Il servizio consente di inviare messaggi, effettuare chiamate vocali e utilizzare traffico dati leggero direttamente dallo smartphone, senza bisogno di antenne o dispositivi dedicati. Il punto critico, finora, è stato proprio la potenza del segnale e la capacità della rete orbitale, fattori che hanno limitato velocità e stabilità.
Starlink Mobile e l’integrazione con le reti terrestri
Con i V2, Starlink punta a un cambiamento profondo. L’azienda parla di velocità di picco fino a 150MB al secondo per utente. Parliamo di valori che avvicinano la connettività satellitare alle prestazioni del 5G, almeno sulla carta. In più, il sistema dovrebbe essere compatibile con centinaia di modelli LTE già in circolazione, ampliando così la platea potenziale senza richiedere nuovi dispositivi.
Uno degli elementi chiave del progetto Starlink riguarda l’integrazione con gli operatori nazionali. Negli Stati Uniti, ad esempio, la collaborazione con partner come T-Mobile dovrebbe consentire il passaggio automatico tra rete terrestre e rete satellitare, senza interruzioni percepibili per l’utente. In pratica, lo smartphone si collegherebbe ai satelliti solo quando il segnale tradizionale non è disponibile, garantendo continuità di servizio.
Per sostenere queste ambizioni, però, non bastano aggiornamenti tecnologici. SpaceX prevede di mettere in orbita fino a 15.000 nuovi satelliti, una cifra che solleva domande anche sul traffico spaziale e sulla gestione dei detriti in orbita bassa. Alcuni V2 Mini sono già stati lanciati, ma per una copertura realmente estesa e stabile servirà tempo. Le prime sperimentazioni su larga scala del servizio potenziato non sono attese prima del 2027. Se le promesse verranno mantenute, Starlink potrebbe rivoluzionare il concetto stesso di copertura mobile, portando una sorta di 5G dallo spazio anche dove oggi le antenne non arrivano.
