Quando si parla di uragani, la mente corre subito a immagini tanto spettacolari quanto pericolose. Onde alte, tetti scoperchiati, alberi sradicati. Eppure, nell’agosto 2023, mentre l’uragano Idalia attraversava la Florida lasciando dietro di sé danni e allagamenti, nel Golfo del Messico stava accadendo qualcosa di meno evidente, ma ugualmente significativo. Un qualcosa fatto di correnti, nutrienti e minuscoli organismi invisibili a occhio nudo. Lo studio pubblicato su Frontiers in Marine Science ha mostrato che l’impatto della tempesta non si è fermato alla superficie del mare. I satelliti avevano già intercettato un aumento della clorofilla nelle acque superficiali, segnale tipico di una fioritura di fitoplancton. Sembrava una conseguenza quasi “classica” del passaggio di un uragano: vento forte, rimescolamento, nutrienti che risalgono. Ma i ricercatori hanno deciso di andare oltre quella prima lettura, perché qualcosa non tornava del tutto.
Satelliti autonomi e droni usati per studiare le conseguenze di Idalia
È qui che entrano in scena gli strumenti autonomi. Un saildrone di superficie e un galleggiante Biogeochemical Argo hanno continuato a raccogliere dati mentre le condizioni meteo rendevano impossibile qualunque intervento diretto. Non si sono limitati a osservare la clorofilla, ma hanno monitorato temperatura, salinità, ossigeno disciolto e concentrazione di nitrati lungo la colonna d’acqua. Il risultato ha evidenziato che oltre alla fioritura superficiale, ne è stata individuata un’altra. Quest’ultima presente tra i 20 e i 50 metri di profondità. Una fioritura “nascosta”, completamente fuori dal raggio d’azione dei sensori satellitari.
Per capire come si sia innescato tale fenomeno bisogna considerare il contesto precedente all’uragano. Il pennacchio del Mississippi, ricco di acqua dolce e nutrienti, crea uno strato superficiale meno denso che tende a ostacolare il mescolamento verticale. Dopo il passaggio di Idalia, tale strato ha facilitato la diffusione laterale della clorofilla. Allo stesso tempo, un vortice ciclonico già presente nell’area si è intensificato, favorendo un processo di upwelling: acque più fredde e cariche di nitrati sono risalite verso l’alto, alimentando la crescita del fitoplancton in profondità.
Non si tratta di un dettaglio secondario. Il fitoplancton è alla base della rete alimentare marina e svolge un ruolo essenziale nell’assorbimento dell’anidride carbonica atmosferica. Alterarne la distribuzione e l’intensità significa intervenire, anche solo temporaneamente, sugli equilibri del ciclo del carbonio. In un contesto di oceani sempre più caldi e tempeste potenzialmente più intense, comprendere tali meccanismi diventa cruciale.
