A quasi 3.000m di altitudine, sull’altopiano occidentale del Sichuan, la Cina ha portato a termine una delle opere energetiche più imponenti degli ultimi anni. Sono infatti conclusi gli scavi della più grande centrale sotterranea ibrida di accumulo idroelettrico a pompaggio mai realizzata. Parliamo di un’infrastruttura destinata a rafforzare in modo notevole la stabilità della rete elettrica regionale.
Il cuore dell’impianto si trova a circa 500m sotto la superficie montuosa. Nello specifico in una gigantesca caverna artificiale lunga circa 200m e alta 60, con una profondità complessiva che supera i 650m. Un’opera ingegneristica di scala straordinaria.
Il nuovo sistema di pompaggio sarà composto da quattro unità da 300mw ciascuna. Una volta completato, l’intero complesso raggiungerà una potenza complessiva di 4,2gw, consolidando il primato mondiale per questa tipologia di impianti ibridi. Nel frattempo sono iniziati anche i lavori in calcestruzzo per il bacino inferiore. Invece quello superiore sfrutta l’invaso già esistente.
Cina, la “batteria naturale” per eolico e solare
Il principio di funzionamento è tanto semplice quanto strategico. Quando la produzione da fonti rinnovabili supera la domanda, l’energia in eccesso viene utilizzata per pompare l’acqua verso il bacino superiore. Nei momenti di picco dei consumi, l’acqua viene rilasciata verso valle, azionando le turbine e producendo elettricità. A differenza di un impianto idroelettrico tradizionale, l’acqua non viene sfruttata una sola volta. Viene invece riutilizzata in un ciclo continuo di accumulo e rilascio.
L’infrastruttura sarà in grado di assorbire fino a 7gw di nuova capacità rinnovabile in fase di sviluppo sull’altopiano. Svolge così il ruolo di una gigantesca batteria naturale. In un contesto in cui la variabilità delle rinnovabili rappresenta una delle principali sfide per le reti elettriche, un sistema di accumulo di queste dimensioni consente di equilibrare produzione e consumo con maggiore flessibilità.
Con questo progetto, la Cina rafforza ulteriormente la propria strategia energetica. Punta infatti su impianti di scala monumentale per sostenere la crescita delle fonti pulite e ridurre la dipendenza dalle centrali tradizionali. Insomma, un’infrastruttura che, oltre a impressionare per dimensioni, diventa un tassello chiave nella gestione della transizione energetica.
