Di Perseverance si parla spesso come di un instancabile esploratore robotico. Se ne parla, spesso, in modo leggero al punto che si rischia quasi di dimenticare quanto sia delicato ogni singolo metro percorso su Marte. Non è una passeggiata high-tech controllata in tempo reale. Tra la Terra e il Pianeta Rosso c’è di mezzo una distanza che impone ritardi enormi nelle comunicazioni. Quando NASA invia istruzioni, la risposta non arriva certo subito. Ogni decisione deve essere pianificata, simulata, verificata. E soprattutto, il rover deve sapersi muovere con estrema prudenza. Per anni, uno degli strumenti chiave per l’orientamento di Perseverance è stata l’odometria visiva. In sostanza, il rover osservava il terreno con le sue telecamere, confrontava le immagini scattate prima e dopo gli spostamenti e stimava così la distanza percorsa. Un approccio brillante, ma non immune ai limiti. Le ruote possono slittare, il terreno può ingannare, e i piccoli errori di stima, sommati nel tempo, finiscono per pesare. Dopo tragitti relativamente lunghi, la differenza tra posizione stimata e reale poteva arrivare a decine di metri.
Perseverance si orienta da solo su Marte: ecco come
Ora però qualcosa è cambiato. Perseverance ha iniziato a usare Mars Global Localization, una tecnologia sviluppata al Jet Propulsion Laboratory. Con la nuova prospettiva, invece di affidarsi solo a quanto “pensa” di essersi mosso, il rover confronta le immagini panoramiche catturate dalle telecamere di navigazione con le mappe orbitali già memorizzate a bordo. Non si tratta più soltanto di misurare il movimento, ma di riconoscere il contesto, di ancorarsi a riferimenti globali.
L’elaborazione richiede circa due minuti, un tempo breve considerando la complessità del calcolo. Ancora più sorprendente è la precisione raggiunta: il margine d’errore scende a circa 25 centimetri. Su Marte, dove non esiste una rete GPS operativa, è un salto di qualità che cambia le regole. Con tale impostazione, infatti, Perseverance può determinare la propria posizione con un’affidabilità che fino a poco fa sembrava quasi irrealistica.
Inoltre, il sistema sfrutta il processore ad alte prestazioni inizialmente destinato alle comunicazioni con Ingenuity. Il piccolo elicottero che ha dimostrato che il volo controllato su Marte non solo è possibile, ma estremamente utile. Tale evoluzione non è soltanto un miglioramento tecnico. Significa meno interruzioni, meno pause forzate, percorsi più lunghi e più efficienti.
