Il radar è una di quelle invenzioni che sembra ormai datata. Eppure, non passa mai di moda. Già alla fine dell’Ottocento, il fisico tedesco Heinrich Hertz aveva scoperto che le onde elettromagnetiche potevano rimbalzare sugli oggetti. Quella fu la scintilla che, qualche decennio dopo, permise a Robert Watson-Watt di localizzare un bombardiere. Il tutto fu possibile usando solo le onde radio. Da lì, il radar diventò rapidamente un segreto di stato. Durante la Seconda guerra mondiale era una tecnologia strategica, protetta e preziosissima, capace di fare la differenza. Oggi, invece, il radar è ovunque. Lo incroci negli aeroporti, sulle navi, nei sistemi meteo, e ovviamente nelle mani dell’esercito. Ma nonostante la diffusione, la tecnologia non si è fermata, continua a evolversi, spingendosi sempre oltre. L’esempio più recente? L’AN/TPS-80, noto come G/ATOR. È un radar sviluppato da Northrop Grumman, adottato sia dai Marine Corps sia dalla Air Force statunitense.
G/ATOR: ecco come funziona il nuovo radar presentato
Non si tratta di un radar qualunque. È un sistema modulare a lungo raggio che combina cinque radar diversi in uno solo. Ciò grazie alla tecnologia active electronically scanned array. Non serve solo per intercettare aerei o veicoli terrestri. È in grado di individuare il punto di lancio di razzi, missili o colpi d’artiglieria e calcolare in pochi istanti le coordinate per reagire. E, contemporaneamente, può gestire il traffico aereo e supportare le operazioni di volo. Ciò significa che non si limita a vedere le cose, ma aiuta a controllarle e a rispondere. Il tutto in tempo reale.
Anche la struttura è pensata con intelligenza. Quest’ultima, infatti, è modulare, facilmente aggiornabile sia nel software sia nell’hardware, così da integrare nuove funzioni senza stravolgere tutto il sistema. L’ultimo aggiornamento, arrivato a dicembre 2025, ha aumentato il raggio di rilevamento, confermando quanto tale radar sia progettato per evolversi in modo continuo.
