Quante volte lo abbiamo pensato? “Non ascolto questa canzone, altrimenti mi rovina l’algoritmo.” Ora Spotify potrebbe aver deciso di affrontare direttamente il problema. Analizzando una recente versione dell’app, Android Authority ha individuato riferimenti a una nuova funzione chiamata “Notes”, collegata al cosiddetto Taste Profile. E se i segnali fossero confermati, sarebbe un piccolo ma significativo cambio di paradigma: dall’algoritmo che osserva in silenzio all’algoritmo che ascolta davvero.
Cos’è il Taste Profile (e perché ci influenza più di quanto pensiamo)
Il Taste Profile è il cuore invisibile di Spotify. È l’insieme di dati che definisce i nostri gusti musicali sulla base di cosa ascoltiamo, quanto spesso, in che momento della giornata, se saltiamo un brano, se lo aggiungiamo a una playlist. Da lì nascono playlist come Discover Weekly, suggerimenti in Home, collaborazioni come Blend e persino riepiloghi come Wrapped. Il problema? È un sistema quasi totalmente implicito. Spotify deduce. Noi non spieghiamo.
Il limite dell’algoritmo “passivo”
Oggi è possibile escludere manualmente alcuni contenuti dal profilo, ma il processo è macchinoso. È una gestione difensiva, non proattiva. E nel frattempo l’algoritmo continua a imparare anche da ascolti casuali, test o curiosità temporanee.
La nuova funzione individuata, chiamata semplicemente “Notes”, sembra introdurre un campo testuale libero collegato al Taste Profile.
Tradotto: l’utente potrebbe scrivere indicazioni dirette su ciò che vuole ascoltare o evitare. Non è difficile immaginare che dietro questo campo testuale ci sia un modello linguistico, un LLM capace di interpretare il linguaggio naturale e tradurlo in segnali per il sistema di raccomandazione. In pratica, non solo “cosa hai ascoltato”, ma anche “cosa intendi ascoltare”.
Le stringhe trovate nell’app suggeriscono che:
- sarà possibile creare, modificare ed eliminare note
- esisterà un limite massimo di note
- sarà prevista una lunghezza massima per ciascuna
Una volta raggiunto il tetto, per aggiungerne una nuova sarà necessario eliminarne un’altra. È un dettaglio interessante: Spotify sembra voler evitare un sovraccarico informativo o abusi del sistema. Negli ultimi anni Spotify ha investito molto nel cosiddetto “vibe coding”, ovvero sistemi capaci di interpretare stati d’animo, contesti e preferenze in modo più sofisticato.
