Nel mondo delle batterie l’innovazione può affidarsi a scenari impensabili. A tal proposito, un sottoprodotto della lavorazione del tofu, quello stesso liquido che di solito finisce nel lavandino, potrebbe diventare una nuova fonte di energia. Tale scenario è diventato possibile grazie a un team di ricercatori della City University of Hong Kong e della Southern University of Science and Technology. La loro soluzione non è solo curiosa, ma anche sorprendentemente efficace. Quello che hanno creato è una batteria ad acqua che usa come elettrolita la salamoia residua del tofu. Un liquido naturalmente ricco di minerali. In laboratorio, il prototipo ha superato più di 120mila cicli di carica e scarica senza mostrare segni significativi di degrado.
Nuove batterie alimentate dalla salamoia residua del tofu
Il segreto sta negli elettrodi organici immersi in un ambiente liquido neutro e non tossico. La chiave è il controllo del pH. L’elettrolita derivato dal tofu mantiene stabile l’ambiente chimico interno, evitando le reazioni che normalmente degradano l’acqua nelle batterie tradizionali. Il risultato è un flusso di energia continuo e ripetuto, senza corrodere i materiali interni. Riguardo la sicurezza, sembra che tale soluzione acquista ulteriore rilievo. Ciò significa niente rischi di incendio, niente sostanze caustiche. Dunque, la batteria è intrinsecamente più sicura di quelle al litio, e lo smaltimento finale potrebbe avere un impatto ambientale molto più basso.
In termini pratici, non si parla di sostituire le batterie dei cellulari o dei laptop, ma di applicazioni più grandi e complesse. Tra cui stoccaggio di energia rinnovabile, sistemi di backup per data center. Luoghi dove servono dispositivi affidabili per anni senza problemi. Per il momento, il progetto è ancora in laboratorio, ma le premesse sembrano essere estremamente favorevoli. Un suo uso concreto potrebbe cambiare in modo radicale il modo in cui si pensa all’energia. Non resta che attendere l’arrivo di prossimi sviluppi a riguardo.
