Chi pensa che il contatto con l’acqua porti automaticamente al sicuro dal pericolo, o dalla fobia, dei ragni si prepara a una sorpresa. Alcune specie hanno fatto dell’ambiente acquatico un terreno di caccia o un habitat vero e proprio e la natura, come spesso accade, ha escogitato soluzioni che sembrano uscire da un romanzo di fantascienza.
La paura degli aracnidi ha radici antiche e motivazioni più che comprensibili. Aspetto, movimenti rapidi, capacità di arrampicarsi ovunque: tutto contribuisce a un’immagine che mette a disagio. Ma quando la domanda diventa se l’acqua possa offrire una fuga definitiva, la risposta non è semplice. Ci sono ragni che sfruttano la superficie come se fosse terra, altri che resistono alla marea infilandosi in rifugi di seta, e un raro campione che vive letteralmente sott’acqua con tecniche degne di un sub professionista.
Camminare sulla superficie e sopravvivere alle maree
Tra i protagonisti del teatro acquatico compaiono i Dolomedes, ragni che non nuotano nel modo convenzionale ma che riescono a correre letteralmente sulla pellicola dell’acqua. La chiave è la tensione superficiale abbinata a un peso contenuto e a zampe ricoperte di peli idrofobici. Così si trasforma la superficie in una passerella di caccia: insetti, girini e piccoli pesci diventano prede accessibili anche dove predatori più grossi non arrivano.
All’altro estremo c’è il genere Desis marina, un piccolo miracolo della vita intertidale che vive tra le alghe e le fessure delle coste rocciose. Durante l’alta marea questi aracnidi vengono sommersi, ma non sono vittime del fatto. Costruiscono tane di seta in cui intrappolano una bolla d’aria che permette di respirare mentre il mare li sovrasta. Ciò consente a esemplari di sopravvivere per giorni in condizioni altrimenti ostili. Nuova Zelanda e Nuova Caledonia sono tra le coste preferite da questi specialisti, ma la strategia è utile ovunque le maree creino nicchie tra le rocce.
La varietà di adattamenti è lo specchio della pressione evolutiva: dove c’è risorsa, c’è un organismo pronto a sfruttarla, anche a costo di reinventare il modo di stare al mondo.
Il ragno che vive sott’acqua e il piccolo arsenale delle bolle
E poi arriva il campione assoluto: Argyroneta aquatica, il famoso ragno d’acqua che svolge quasi tutte le attività sotto il livello dell’acqua. Non si limita a sopravvivere quando l’ambiente è avverso, ma vive, caccia e si riproduce immerso. Come è possibile? La soluzione è tanto semplice quanto ingegnosa: i peli del corpo trattengono l’aria e formano una sorta di riserva respiratoria. Queste bolle d’aria creano una camera che fornisce ossigeno e isola termicamente, e il ragno può persino trasportarle sul dorso come se fossero piccole bombole.
Il comportamento riproduttivo sotto acqua richiede ulteriore ingegno. Le uova e le cure parentali vengono gestite sfruttando camere aeree costruite con seta e air pocket che consentono ai piccoli di svilupparsi lontano da predatori tipici delle superfici. È una dimostrazione di quanto l’evoluzione possa spingere organismi apparentemente limitati dalla loro struttura anatomica a superare ostacoli che sembrano insormontabili.
