C’è stato un periodo in cui parlare di Renault significava soprattutto evidenziare diversi problemi. Tra cui margini sottili, strategie incerte, alleanze complicate. Oggi il tono è diverso. Il gruppo ha attraversato anni turbolenti e ne è uscito con un assetto più ordinato, una gamma rinnovata e conti che, almeno a livello industriale, mostrano una certa robustezza. Gran parte del merito viene attribuita al lavoro impostato da Luca de Meo, che ha riportato disciplina finanziaria e una visione di prodotto più coerente. Il 2025 racconta proprio tale doppia natura. Da una parte un’azienda che continua a crescere, dall’altra un bilancio che porta i segni di tensioni. Il fatturato consolidato sale a 57,9 miliardi di euro, con un progresso del 3% che diventa ancora più convincente a cambi costanti. La divisione automotive segue la stessa direzione. I nuovi modelli hanno avuto un ruolo chiave, non solo per l’effetto novità ma perché hanno spinto Renault verso segmenti e posizionamenti più redditizi. Il contributo di Dacia e Alpine si è fatto sentire. Mentre il ritorno di nomi storici come Renault 5 e Renault 4 ha aggiunto visibilità e valore simbolico.
Renault: gli ultimi risvolti del marchio nel settore auto
Eppure, il margine operativo lordo scende rispetto all’anno precedente. Non è un crollo, ma un arretramento che riflette dinamiche ormai familiari: pressione sui prezzi in Europa, costi industriali ancora elevati, cambi meno favorevoli e l’effetto “transizione elettrica” che, almeno nel breve periodo, tende a comprimere la redditività. A ciò si aggiunge anche l’intervento di Nissan, partner storico e oggi principale fattore di disturbo. Le difficoltà dell’azienda, impegnata in un rilancio ancora fragile, si traducono in un impatto contabile enorme per Renault. Il risultato operativo vira in territorio negativo e il risultato netto chiude con una perdita significativa. Non si tratta solo di performance industriale: pesa soprattutto la revisione del trattamento contabile della partecipazione. Senza quell’effetto il quadro sarebbe apparso meno drammatico.
Guardando al 2026, Renault si prepara a spingere ancora sul prodotto e sull’espansione geografica. Nuove auto, maggiore focus su elettrico e ibrido, crescita fuori dall’Europa. La prospettiva è di ricavi sostenuti, ma margini sotto pressione, almeno nel breve. Molto dipenderà dalle scelte del nuovo CEO François Provost, chiamato a consolidare quanto costruito finora e a gestire un equilibrio che resta delicato.
