AirPods Pro 2026 arrivano già sulle prime bocche dei leaker e il quadro che si delinea non è affatto il solito aggiornamento annuale. Le voci parlano di auricolari che smettono di essere soltanto strumenti per ascoltare musica e cominciano a comportarsi come vere e proprie estensioni sensoriali di chi le indossa. Un cambiamento che, se confermato, metterebbe Apple in diretta competizione con chi ha già sperimentato l’integrazione tra audio, visione e intelligenza artificiale.
Due modelli, sensori e prezzi: cosa c’è di nuovo
Secondo le indiscrezioni, Apple avrebbe pensato a un’offerta sdoppiata: da un lato gli AirPods Pro tradizionali che resterebbero fedeli all’esperienza nota e al prezzo storico di 249 euro. Dall’altro una versione più sofisticata, con sensoristica aggiunta, che si collocherebbe intorno ai 299 euro. Non una differenza abissale, ma abbastanza per separare il consumatore che cerca la semplicità da chi invece vuole sperimentare funzionalità avanzate. La novità più discussa riguarda le cosiddette fotocamere a infrarossi. Non si tratterebbe di fotocamere per scattare selfie ma di sensori pensati per leggere l’ambiente. Queste lenti a bassa visibilità raccoglierebbero dati utili a sistemi di elaborazione, permettendo agli auricolari di comprendere che cosa si trova di fronte all’utente. La proposta non è del tutto estranea al mercato: occhiali smart come i Ray Ban Meta 2 già mostrano come combinare visione e intelligenza conversazionale. Tuttavia portare qualcosa di simile dentro paia di auricolari è una sfida di miniaturizzazione e consumo energetico non banale.
Che ruolo avrebbe l’intelligenza artificiale e Siri
Il cuore dell’operazione è l’idea di trasformare gli auricolari in sensori indossabili che alimentano una nuova versione dei sistemi vocali. Con i dati raccolti dalle fotocamere a infrarossi, la intelligenza artificiale potrebbe riconoscere luoghi, oggetti, piatti e monumenti, arricchendo le risposte fornite da Siri con contesto visivo in tempo reale. Immaginare Siri capace di indicare il nome di un’opera d’arte vista da lontano, o di suggerire il nome di un piatto semplicemente riconoscendolo permette di capire la portata del concetto. Non si parla di sostituire lo smartphone ma di offrire un livello di assistenza sempre attivo, più proattivo e adattivo. Le somiglianze con Gemini, l’intelligenza artificiale di Google, sono già sulle pagine dei rumor: la roadmap interna di Apple sarebbe allineata per introdurre questa nuova esperienza entro la fine dell’anno, in contemporanea con la presentazione dei prossimi iPhone come l’atteso iPhone 18 Pro e il modello pieghevole iPhone Fold. Numeri e tempistiche restano rumor, ma la strategia appare coerente con il tentativo di Apple di non restare spettatrice nel campo dell’AI multimodale.
