C’è stato un momento, nei primissimi giorni di vita di Threads, in cui tra i contenuti che scorrevano nel feed, spuntavano spesso post scritti come se fossero lettere. Messaggi rivolti direttamente all’algoritmo: “Dear algo…”. Non era una protesta, né una vera richiesta tecnica. Era una sorta di inside joke collettivo che giocava con l’idea dell’algoritmo come entità invisibile, ma onnipresente. Quei post funzionavano perché intercettavano una sensazione condivisa: la percezione che gli algoritmi governino ciò che vediamo senza mai spiegarsi davvero. Così gli utenti avevano iniziato a parlarci, a trattarli come interlocutori silenziosi. La svolta interessante è arrivata quando Meta ha deciso di prendere quella dinamica e trasformarla in una funzione reale. Su Threads è stato introdotto un sistema che riconosce i post aperti con “dear algo” come segnali espliciti di preferenza. In, altre parole ciò che prima era un gesto simbolico diventa un input interpretato dal sistema di raccomandazione.
“Dear algo”: la nuova funzione di Threads
Il meccanismo è semplice. Scrivere “dear algo” serve a orientare la distribuzione del contenuto verso utenti con interessi affini a quelli dichiarati. E può funzionare anche al contrario, chiedendo di limitare la visibilità di temi indesiderati. Una specie di dialogo guidato, dove l’utente esplicita ciò che vuole influenzare senza passare da menu complessi o impostazioni nascoste. C’è un dettaglio che merita attenzione. Le preferenze espresse attraverso tali prompt non sono definitive: influenzano il feed per tre giorni. Una scelta che sembra voler evitare la creazione di bolle eccessivamente rigide. Il sistema accoglie l’indicazione, ma non la cristallizza. Per ora la funzione è in fase di test e disponibile solo in alcuni paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. Oltre l’efficacia pratica, il passaggio da meme a feature racconta qualcosa di interessante sul rapporto tra utenti e piattaforme. Non è frequente che un comportamento nato spontaneamente venga incorporato così direttamente nel design di un’applicazione. Eppure, è proprio quello che è successo con Threads.
