La crisi di Stellantis non sarebbe il risultato di dinamiche di mercato o di errori industriali isolati, ma la conseguenza diretta di una strategia europea troppo sbilanciata sull’elettrico. È questa la lettura offerta dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto alla Camera durante il question time. Nel suo intervento il ministro ha indicato come principale responsabile l’impostazione del Green Deal e, nello specifico, la linea seguita dall’ex CEO Carlos Tavares.
Secondo Urso, la scelta di accelerare in modo deciso verso l’elettrificazione sarebbe stata una “strada forzata”, ispirata da un impianto normativo europeo giudicato eccessivamente ideologico. Una traiettoria che, a suo dire, avrebbe prodotto risultati industriali insoddisfacenti.
Il nodo della strategia elettrica
Nel dibattito politico e industriale europeo, la transizione all’elettrico è diventata un tema centrale. Per il ministro, però, la modalità con cui è stata perseguita avrebbe creato squilibri. L’accusa è che si sia creduto in modo troppo rigido all’impostazione sostenuta dalla Commissione europea negli anni scorsi, con un’interpretazione del Green Deal che avrebbe imposto un percorso quasi obbligato.
Urso ha sottolineato che la crisi del gruppo automobilistico sarebbe “attribuita da tutti” proprio a questo contesto regolatorio e alla conduzione precedente. In particolare, ha richiamato il ruolo di Carlos Tavares, indicato come artefice di una strategia industriale fortemente orientata verso l’elettrico, oggi ritenuta problematica. Il riferimento è anche al cambio di rotta annunciato negli Stati Uniti e in Europa dalla nuova dirigenza, che starebbe ricalibrando le scelte industriali.
Neutralità tecnologica come parola chiave
Al centro della posizione italiana c’è il concetto di neutralità tecnologica. L’idea è che l’Europa non debba vincolare in modo esclusivo l’industria a una sola soluzione, ma lasciare spazio a più tecnologie, inclusi motori termici evoluti, ibridi e carburanti alternativi. Secondo Urso, l’Italia starebbe lavorando insieme alla Germania per portare a Bruxelles una revisione dell’approccio attuale, puntando su maggiore flessibilità e su una transizione meno rigida. L’obiettivo dichiarato è correggere l’impianto del Green Deal, riportando al centro competitività e sostenibilità industriale. Il ministro si è detto fiducioso che nel vertice europeo sulla competitività possa emergere una convergenza su questa linea.
