L’intelligenza artificiale, che nell’immaginario collettivo è fatta di algoritmi impalpabili e digitali, si sta rivelando invece “materiale“. Ha bisogno di edifici giganteschi, di sistemi di raffreddamento complessi e soprattutto di quantità di elettricità che fino a poco fa erano associate più all’industria pesante che al software. I nuovi data center non sono semplici capannoni pieni di server, ma vere centrali di consumo energetico. Il problema emerge quando la loro domanda si riversa sulle reti locali. Potenziare linee, costruire sottostazioni, aggiornare infrastrutture: tutte operazioni costose e lente, che aprono la questione di chi debba sostenere l’investimento. A tal proposito, negli Stati Uniti, si sta diffondendo un timore molto concreto. Ovvero che il boom dell’AI finisca per riflettersi sulle bollette domestiche. Non sorprende quindi che alcuni progetti siano stati rallentati, rinviati o addirittura cancellati.
Anthropic interviene riguardo AI e consumo
In tale clima, le grandi aziende tecnologiche stanno giocando una partita delicata. Microsoft ha scelto di esporsi pubblicamente, assicurando che adotterà contromisure per evitare che i costi delle nuove infrastrutture elettriche gravino sui cittadini. Non è solo una questione economica, ma anche di percezione. L’AI è già vista da molti come una tecnologia energivora, e l’idea che possa rendere più salate le bollette rischia di alimentare ulteriori critiche.
Sulla stessa scia si muove ora Anthropic, che ha annunciato un impegno ancora più netto. L’azienda sostiene che coprirà integralmente i costi di potenziamento necessari per collegare i propri data center alle reti elettriche locali. Inclusi quegli oneri che verrebbero distribuiti tra gli utenti finali attraverso aumenti tariffari. In altre parole, si propone di assorbire il peso economico degli upgrade infrastrutturali invece di lasciarlo ricadere sugli utenti. Quel che è certo è che la crescita dell’AI sta trasformando il settore dell’energia. Ed è probabile che nei prossimi anni il dibattito si sposti sempre di più su quanto costi davvero alimentare l’intelligenza artificiale.
