Di recente la nota azienda spaziale di Elon Musk, SpaceX, ha dovuto prendere la difficile ma necessaria decisione di sospendere tutti i voli del proprio razzo spaziale Falcon 9, decisione arrivata a seguito del riconoscimento di una problematica legata al secondo stadio, tale problematica infatti è emersa durante il lancio di un satellite Starlink, operazione assolutamente di routine ma dalla quale evidentemente è emerso un quadro più complesso del solito, tale dinamica è arrivata tra l’altro a pochi giorni dall’inizio di una serie di emissioni decisamente importanti sulle quali ha l’occhio puntato anche la NASA poiché coinvolta direttamente nelle prossime emissioni dotate di equipaggio.
Partiamo dal presupposto che tale decisione non è assolutamente una sorpresa e anzi è comune nella storia recente dei razzi Falcon, ovviamente ciò che in questo mondo può sembrare comune in termini più normali è assolutamente una rarità, gli inconvenienti tecnici non sono mai mancati e riguardavano spesso proprio lo stadio superiore, basti pensare ad esempio quando alcuni detriti sono rientrati in modo non controllato sull’Europa alimentando vari dibattiti.
La questione attuale
Tutto è iniziato, come vi abbiamo già detto, con Starlink, la quale è proseguita senza intoppi fino al rilascio in orbita dei 25 satelliti, in quel momento qualcosa però non è andato come previsto poiché quando la seconda fase si stava preparando all’accensione del motore necessaria per la manovra di deorbita controllata, qualcosa non si è svolta come avrebbe dovuto.
Secondo quanto spiegato il secondo stadio ha comunque completato l’intera procedura di passivazione, ovvero quella specifica dinamica che ha lo scopo di rendere il veicolo totalmente inerte dopo aver completato la missione, tale dinamica avviene in modo abbastanza semplice, vengono eliminati tutti i residui di propellente e l’energia elettrica accumulata all’interno del sistema, dinamica che abbatte consistentemente i rischi di frammentazione.
Tali dinamica avviene contemporaneamente a una riduzione dell’orbita di ben 110 km, cosa che dovrebbe comportare un rientro in atmosfera rapido e indolore, tuttavia tutto ciò che è successo nel mentre rimane un mistero, l’azienda infatti ha rilasciato una nota poche ore dopo parlando di una semplice condizione anomala ma senza scendere troppo nei dettagli tecnici.
