Il calendario lunare della NASA subisce un nuovo aggiustamento. La missione Artemis II, che avrebbe dovuto lasciare la Terra all’inizio di febbraio, non partirà prima di marzo 2026. E non è escluso che, in caso di ulteriori verifiche, la finestra possa scivolare addirittura ad aprile. La decisione non arriva come un fulmine a ciel sereno. Fin dall’inizio, l’ipotesi di un lancio nella prima decade di febbraio appariva ambiziosa, soprattutto considerando la delicatezza della missione e la presenza di un equipaggio a bordo. Artemis II non è un test qualsiasi: segna il ritorno di esseri umani in orbita lunare dopo oltre mezzo secolo.
La conferma arriva dalla NASA
A chiarire la situazione è stato direttamente Jared Isaacman, che ha spiegato come il rinvio sia legato ai risultati dell’ultima simulazione completa delle operazioni di lancio. La priorità, ancora una volta, è una sola: garantire la sicurezza degli astronauti, anche a costo di attendere qualche settimana in più.
La simulazione in questione è la cosiddetta Wet Dress Rehearsal, una prova generale che riproduce l’intera sequenza pre-lancio, dall’alimentazione del razzo fino a pochi minuti prima dell’accensione dei motori. È uno dei passaggi più critici dell’intero programma Artemis, perché consente di individuare problemi che emergono solo in condizioni operative reali.
Il nodo dell’idrogeno liquido
Durante l’ultima Wet Dress Rehearsal sono emerse criticità non trascurabili, in particolare una perdita di idrogeno liquido superiore ai limiti di sicurezza consentiti. Il problema si è manifestato nell’area di collegamento tra il razzo Space Launch System e le infrastrutture di terra. Non si tratta di una novità assoluta. Perdite simili avevano già causato rinvii in passato, ma con un equipaggio a bordo la soglia di tolleranza si abbassa drasticamente. Anche una perdita considerata “gestibile” in un volo senza equipaggio diventa inaccettabile quando sono in gioco vite umane.
Un’anomalia anche sulla capsula Orion
Come se non bastasse, nel corso delle verifiche si è presentata anche un’anomalia sulla capsula Orion. Dopo la chiusura del portellone, una valvola del sistema di pressurizzazione non avrebbe funzionato correttamente, causando uno sfiato anomalo. Il team tecnico è stato costretto a intervenire e a ripetere parte delle operazioni, allungando i tempi della simulazione e aumentando la complessità del test. Un segnale ulteriore che il sistema, pur maturo, necessita ancora di rifiniture prima di affrontare una missione con astronauti.
