Dopo quasi una settimana di stop forzato, alla Sapienza di Roma si intravede finalmente un primo spiraglio di normalità. Dal 2 febbraio l’ateneo è rimasto praticamente paralizzato da un attacco informatico che ha messo fuori uso il sito ufficiale, il portale studenti e gran parte dei servizi interni. Operazioni di routine come iscriversi a un esame o pagare le tasse universitarie si sono trasformate in pratiche complicate. L’università infatti è stata costretta a organizzare sportelli fisici e comunicazioni via social per non interrompere del tutto l’attività amministrativa.
Ora però qualcosa si muove. I tecnici stanno lavorando al ripristino dei sistemi partendo dalle copie di sicurezza rimaste integre e nelle prossime ore dovrebbero tornare online i primi servizi essenziali. Il portale Infostud e le postazioni di lavoro interne saranno riattivati solo dopo una serie di test, necessari per verificare che l’infrastruttura sia tornata sicura e non esposta a nuove intrusioni. È una fase delicata, perché ogni passo falso potrebbe riaprire la porta agli hacker o compromettere il lavoro di ripristino svolto finora.
Università Sapienza tra ipotesi ransomware e truffe nel dark web
L’origine dell’attacco resta ancora oggetto di indagine. Le informazioni disponibili parlano di un’azione riconducibile a un ransomware, con il nome BabLock che ricorre nelle analisi tecniche insieme ad altre varianti simili. Si tratta di software malevoli progettati per bloccare i sistemi e chiedere un riscatto, una dinamica ormai diffusa anche contro istituzioni pubbliche e università europee. Non è ancora chiaro quale sia stato il punto di ingresso nella rete dell’ateneo né se i criminali informatici siano riusciti a sottrarre dati sensibili, un aspetto che continua a preoccupare studenti e personale.
Nel frattempo, mentre i tecnici lavorano al ripristino, sul dark web è comparsa un’inserzione che sfrutta il nome dell’università per vendere titoli di studio falsi. L’offerta promette pergamene, certificati e perfino accessi simulati al portale studenti, il tutto per migliaia di dollari. Basta però osservare i dettagli per capire la natura dell’operazione. Sono stati notati loghi imprecisi, errori nei nomi e una costruzione che tradisce l’origine fraudolenta dell’annuncio. Un episodio che, oltre al danno informatico, aggiunge anche un problema d’immagine per l’ateneo proprio nel momento in cui sta cercando di tornare alla normalità.
