Debutta una piattaforma pensata per distribuire software ai robot umanoidi e ai quadrupedi con la stessa logica degli store digitali per telefoni. Alla base si colloca OM1, sistema operativo modulare progettato per ospitare applicazioni che concentrano singole abilità operative. Il principio dichiarato prevede che un robot possa installare un nuovo pacchetto software e acquisire una competenza specifica senza interventi sull’hardware. La metafora cinematografica dell’apprendimento istantaneo viene spesso richiamata, anche se l’attenzione rimane su un modello tecnico fondato su moduli interoperabili. L’intento comunicato riguarda la creazione di un catalogo ampio di app compatibili con piattaforme diverse, così da evitare riprogettazioni continue delle macchine. Si parla di una separazione netta tra sviluppo fisico e crescita del software, considerata cruciale per accelerare l’adozione industriale.
Software che cresce più veloce delle macchine
Secondo le indicazioni fornite dall’azienda, l’evoluzione meccanica procede a ritmi più lenti rispetto alle richieste dei settori produttivi e domestici. Per questo motivo viene attribuita al codice la funzione di adattare i robot a contesti che cambiano rapidamente. L’aggiornamento delle funzioni tramite download consentirebbe di passare dall’assistenza agli anziani alla sicurezza domestica, fino a compiti leggeri come seguire l’utente o scattare fotografie. L’architettura modulare viene descritta come uno strumento per rendere i dispositivi più flessibili nel tempo, con un impatto diretto sulla personalizzazione dei servizi. In ambito industriale, tale impostazione permetterebbe di riconfigurare una macchina per operare tra turbine, linee di montaggio o magazzini senza modifiche strutturali. La crescita delle competenze avverrebbe dunque sul piano digitale, mentre la piattaforma fisica rimarrebbe stabile.
Le dichiarazioni del fondatore Jan Liphardt indicano che le prime applicazioni saranno in parte curiose o sperimentali, con una progressiva maturazione verso strumenti più raffinati. Viene citata una community con oltre mille sviluppatori attivi e la presenza di partner industriali che supportano il progetto. L’idea di un app store dedicato ai robot viene presentata come un ecosistema aperto, in cui il valore nasce dalla quantità e dalla varietà delle soluzioni disponibili. Il modello suggerisce una trasformazione del rapporto tra utenti e macchine, basato su download di competenze invece che su acquisti di nuovi dispositivi.
