Diciamolo senza giri di parole: il mercato degli 8K è imploso più per ragioni pratiche che per mancanza di fascino tecnologico. L’ultima mossa che certifica questa débâcle arriva da LG, che ha deciso di ritirarsi dal segmento — niente più OLED 8K, niente LCD 8K, stop a ogni nuova produzione di televisori in quella risoluzione. È una scelta che fa rumore perché LG non era un semplice comprimario: è stata la prima a portare sugli scaffali un gigante come lo Z9, un 88 pollici 8K che al lancio costava qualcosa come 30.000 euro. Un simbolo: bello da vedere, difficile da giustificare sul conto in banca.
La ragione? Mancano i contenuti. E non è colpa degli ingegneri: i pannelli 8K si possono fare, la tecnologia c’è, e lo stesso produttore ha detto che tornerebbe a produrli appena il mercato e i consumatori diranno il loro sì. Ma oggi non esiste una vera pipeline di materiale a risoluzione così alta. Le console di ultima generazione non sempre spremono i 4K, le piattaforme di streaming quasi mai offrono flussi 8K, e quando c’è il 4K spesso lo paghi a parte. Così il paradosso è questo: gli 8K sono rimasti prodotti ultra‑premium, con prezzi che non sono mai realmente caduti, e di conseguenza nessuna industria – dallo streaming al broadcast, dai giochi all’home video – ha avuto lo stimolo forte per investire in produzione in 8K. Omdia lo sintetizza coi numeri: oltre un miliardo di TV 4K nel mondo contro appena un milione di TV 8K. Non c’è partita.
Cosa cambia per i produttori e che futuro ci aspetta (per ora)
La ritirata di LG non è un evento isolato. Prima di lei anche altri brand — tra cui TCL e Sony — hanno ridimensionato o abbandonato le ambizioni 8K. Il segnale più inquietante, forse, è lo sgonfiamento del consorzio tecnico: la 8K Association, che non porta più avanti la coalizione sperata, conta oggi sedici membri, meno della metà rispetto al 2022. Sono rimaste poche aziende, e tra queste figurano Samsung e Panasonic; persino i produttori di pannelli sembrano assenti. Tradotto: non c’è né domanda né spinta industriale per sostenere una diffusione di massa.
Che cosa significa tutto questo per il consumatore medio? Semplice: non conviene comprare un televisore 8K pensando che “domani” ci sarà la montagna di contenuti che giustifichi l’investimento. Il ciclo classico della tecnologia — l’adozione di massa seguita dalla riduzione dei prezzi — non si è verificato. E senza quel crollo dei prezzi, l’ecosistema non si sviluppa. La conseguenza è che il mercato resterà dominato dal 4K, tecnologia matura, economica e supportata da un ricco catalogo di film, serie e app.
Detto questo, parlare di “morte” è forse un po’ eccessivo. La tecnologia c’è, e quando i fattori esterni cambieranno (caduta dei prezzi dei pannelli, larghezza di banda più ampia, nuovi standard di produzione per i contenuti, o una leva commerciale dai grandi player dello streaming) il ritorno dell’8K è plausibile. Per il momento, però, la realtà è che gli 8K rimangono un lusso per vetrine e collezionisti: impressionanti dal vivo, ma senza un ecosistema che li renda sensati in salotto. Quindi, se state pensando di cambiare TV: puntate sul collaudato 4K, risparmiate, e aspettate che le tessere del puzzle si ricomponano. Se invece siete appassionati senza limiti di budget e volete il massimo assoluto (e lo spazio per apprezzarlo), allora sì, il fascino di uno Z9 resta intatto. Ma per la massa, il party 8K al momento è chiuso.
