Ispezionare una pala eolica mentre gira a pieno regime, in mare aperto e senza fermare l’impianto, fino a poco tempo fa sembrava pura fantascienza. Oggi è una dimostrazione concreta di come automazione e intelligenza artificiale stiano cambiando anche i settori industriali più complessi. Il risultato arriva dalla Danimarca, dove una startup specializzata in droni autonomi ha portato a termine con successo un test che potrebbe rivoluzionare la manutenzione dell’eolico offshore.
Il progetto è stato sviluppato da Quali Drone in collaborazione con RWE, uno dei principali operatori europei nel settore delle rinnovabili. L’obiettivo era ambizioso: dimostrare che un drone può volare in sicurezza a pochi metri dalle pale in rotazione, raccogliendo dati utili senza interrompere la produzione di energia.
Perché fermare le turbine è un problema serio
Le ispezioni delle pale sono una parte critica della gestione degli impianti eolici. Normalmente richiedono lo spegnimento delle turbine, l’impiego di personale specializzato e, nel caso dell’offshore, l’utilizzo di navi e condizioni meteo favorevoli. Tutto questo si traduce in costi elevati, tempi lunghi e perdita diretta di energia prodotta. La possibilità di effettuare controlli con la turbina attiva cambia completamente lo scenario: meno fermi impianto, maggiore continuità operativa e una riduzione significativa dei rischi per i tecnici.
Il test in mare aperto
La dimostrazione pratica è avvenuta presso Rødsand 2 Offshore Wind Farm, parco eolico operativo dal 2010 al largo dell’isola di Lolland. Qui il drone ha eseguito voli autonomi vicino alle pale in movimento, acquisendo immagini ad alta risoluzione e dati termografici in tempo reale. L’analisi ha permesso di individuare potenziali difetti strutturali, micro-crepe e anomalie non immediatamente visibili, senza contatto fisico e senza interferire con il funzionamento dell’impianto.
L’AI che impara volo dopo volo
Il cuore del sistema è il software di intelligenza artificiale, sviluppato anche con il supporto della Technical University of Denmark. L’algoritmo non si limita a raccogliere immagini: le analizza durante il volo e migliora progressivamente la propria capacità di riconoscere difetti man mano che il database cresce. In pratica, ogni ispezione rende il sistema più preciso di quella precedente, aprendo la strada a controlli sempre più rapidi e predittivi, anziché reattivi.
Non siamo ancora di fronte a una soluzione pronta per un’adozione su larga scala, soprattutto considerando le variabili ambientali dell’offshore. Tuttavia, il test rappresenta un passaggio chiave: dimostra che ispezionare turbine eoliche attive è tecnicamente possibile e potenzialmente sostenibile dal punto di vista economico. Se questa tecnologia verrà ulteriormente affinata, potrebbe diventare uno standard per la manutenzione dell’eolico marino, contribuendo a ridurre i costi operativi e a rendere l’energia rinnovabile ancora più competitiva.
