Nel mondo dei videogiochi il passaggio verso la prossima generazione di una console non è sempre lineare. A tal proposito, emerge il tema del possibile ritardo di PlayStation 6 e della nuova Xbox. Si tratta di voci che circolano da un po’, complice un fattore tutt’altro che marginale: l’aumento vertiginoso dei costi delle RAM. Almeno ufficialmente, Sony e Microsoft continuano a mantenere un prudente silenzio. Eppure, dietro le quinte è difficile immaginare che una variabile del genere non stia influenzando i piani delle due aziende. In teoria, seguendo il ciclo ormai “standard” di 7-8 anni per generazione, il periodo 2027/2028 avrebbe dovuto segnare l’arrivo delle nuove console. E invece l’orizzonte sembra spostarsi sempre un po’ più in là. Non si tratta però di semplici chiacchiere o di ipotesi generiche: a dare sostanza a tale prospettiva c’è anche l’analisi di David Gibson, analista senior di SandStoneInsights. Nel suo ultimo report ha analizzato la situazione finanziaria di Sony, con un’attenzione particolare alla divisione gaming.
PS6: nuove analisi su possibili ritardi
Secondo Gibson, il terzo trimestre dell’attuale anno fiscale potrebbe rivelarsi positivo per Sony, grazie a vendite superiori alle aspettative per alcuni giochi. Ciò sia per quanto riguarda le produzioni interne sia per i titoli di terze parti. Ed è proprio qui che entra in gioco il discorso generazionale: con numeri così solidi, diventa molto più semplice per Sony giustificare un’estensione del ciclo vitale della PlayStation 5, rimandando di conseguenza il debutto della PS6 più avanti di quanto molti si aspettino.
Il 2026, in tal senso, viene visto come un anno chiave. Una seconda metà dell’anno particolarmente ricca, con titoli molto attesi come Marvel’s Wolverine, Fable e soprattutto GTA 6, potrebbe dare nuova linfa all’attuale generazione. Spingendo milioni di giocatori a restare ancora ben ancorati a PS5 e Xbox Series X|S. Non stupisce quindi che, a distanza di quasi cinque anni dal lancio, PS5 sembri ancora “giovane”. Allungare l’attesa per la prossima generazione potrebbe non essere un problema per la maggior parte dei videogiocatori, a patto che il supporto software continui a essere forte e costante.
