Microsoft Teams non è più soltanto uno strumento di supporto al lavoro, ma una presenza costante che scandisce le giornate di milioni di persone. Riunioni, chat, calendario, notifiche: tutto passa da lì. Non sorprende quindi che ogni aggiornamento venga osservato con attenzione, soprattutto quando le novità riguardano il modo in cui il lavoro viene organizzato. A tal proposito, spicca una nuova funzione che avrebbe dovuto debuttare a breve e che invece, almeno per ora, è stata messa in pausa. Dalla roadmap pubblica di Microsoft 365 emerge, infatti, un nuovo rinvio per la funzione che avrebbe consentito a Teams di indicare in automatico il luogo di lavoro degli utenti.
Microsoft Teams mette in pausa la funzione per la localizzazione
Un’idea che, sulla carta, punta alla semplificazione: l’app avrebbe riconosciuto la rete Wi-Fi utilizzata dal dispositivo e aggiornato di conseguenza la posizione lavorativa visibile su Teams e Outlook. Eppure, dietro una soluzione apparentemente pratica si nasconde un tema molto più complesso. Rendere visibile la posizione lavorativa può facilitare l’organizzazione interna, ma allo stesso tempo apre la porta a interrogativi inevitabili su controllo, trasparenza e fiducia.
Lo smart working, che durante il periodo del COVID ha smesso di essere un’eccezione, oggi rappresenta per molti una normalità. Proprio per questo l’idea che un software possa segnalare automaticamente se si è in ufficio, a casa o collegati da una rete esterna ha generato reazioni contrastanti. Per alcuni è uno strumento utile, per altri un passo troppo vicino a una forma di sorveglianza implicita. Microsoft aveva tentato di prevenire le critiche introducendo un doppio consenso, affidando agli amministratori IT l’attivazione della funzione e lasciando agli utenti la possibilità di aderire o meno. Una soluzione che, almeno sulla carta, tutelava entrambe le parti. Ma che nella pratica avrebbe potuto perdere efficacia nel momento in cui un’azienda avesse scelto di imporre l’utilizzo della funzione come standard interno.
Il rilascio, inizialmente previsto per gennaio su Windows e macOS, è stato prima spostato a febbraio e ora rinviato a marzo. L’assenza di spiegazioni ufficiali lascia spazio alle interpretazioni, ma il collegamento con le polemiche sulla privacy appare piuttosto evidente. Non resta quindi da attendere e capire se tale funzione su Teams vedrà davvero la luce e, soprattutto, in quale forma.
