Il nome di Apple torna a essere associato a quello di Intel in un contesto del tutto diverso rispetto al passato. Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti finanziari asiatici, l’azienda di Cupertino starebbe valutando l’ipotesi di affidare a Intel una parte della produzione dei propri chip per iPhone, mantenendo internamente la fase di progettazione. La novità consisterebbe in una separazione netta dei ruoli: design californiano e manifattura affidata agli stabilimenti statunitensi del gruppo di Santa Clara. Le voci parlano di un coinvolgimento iniziale limitato ad alcuni modelli non Pro, con l’adozione del processo produttivo 14A. In tutto ciò, TSMC resterebbe il fornitore principale, mentre Intel entrerebbe come partner complementare. Il ritorno di un marchio storico nella catena produttiva Apple verrebbe così letto come un adattamento alle esigenze industriali attuali, non come un ritorno all’epoca dei processori x86.
Una collaborazione mai davvero chiusa
I rapporti tra Apple e Intel non si sarebbero mai interrotti del tutto. Dopo l’uscita di scena dei Mac con processori Intel, l’azienda statunitense ha continuato a fornire componenti come i modem cellulari per diverse generazioni di iPhone. Le nuove indiscrezioni si inseriscono in questa continuità, suggerendo una cooperazione aggiornata ai tempi dell’Apple Silicon. Parallelamente, altre analisi indicano che Intel potrebbe essere coinvolta anche nella produzione di chip della serie M destinati a Mac e iPad di fascia più accessibile, utilizzando il processo 18A. Il quadro che emerge descrive una filiera più articolata, con più stabilimenti e più tecnologie impiegate, in cui il controllo sul progetto resterebbe saldamente nelle mani di Apple.
Dietro questa ipotesi si intravede una scelta importante. La crescente domanda di semiconduttori per l’intelligenza artificiale ha rafforzato la posizione di altri grandi clienti di TSMC, riducendo il margine di manovra per Apple. Diversificare i fornitori significherebbe ottenere maggiore stabilità nella capacità produttiva. Esiste anche una lettura politica della vicenda: aumentare la quota di chip fabbricati negli Stati Uniti risulterebbe in linea con le politiche industriali orientate al rafforzamento della manifattura domestica. In questo contesto si collocano anche indiscrezioni su un possibile coinvolgimento di impianti Samsung americani per la produzione di sensori fotografici. Se confermate, queste mosse delineerebbero un sistema più distribuito, con più partner e minori dipendenze critiche.
