Un elemento fondamentale per quanto riguarda l’economia di un paese, ovviamente sono le risorse minerarie a cui quest’ultimo ha accesso, le risorse in questione ovviamente sono disponibili sia sulle terre emerse ma anche al di sotto delle terre sommersi dai mari, queste ultime rappresentano una riserva nonché risorsa molto importante poiché attualmente intonse è dunque potenzialmente disponibili in grande quantità.
L’accesso a queste risorse però è strettamente regolamentato poiché andare a sconvolgere un equilibrio sottomarino molto fragile potrebbe avere delle conseguenze disastrose, ecco perché negli Stati Uniti venne redatto il Deep Seabed Hard Mineral Resources Act (DSHMRA) che regolamenta l’accesso a queste risorse da addirittura il 1980, ora purtroppo però qualcosa potrebbe cambiare.
La modifica e la svolta
L’attuale esecutivo presente in America ha dato seguito all’ordine della casa Bianca di aprile 2025, modificando in modo unilaterale le normative che per l’appunto disciplinano la materia del deep sea mining, il tutto con l’obiettivo di permettere alle aziende statunitensi di accedere in modo molto più semplice e diretto alle risorse presenti nei fondali marini profondi, nello specifico quelle maggiormente desiderate sono i noduli poli metallici composti da cobalto, manganese e nichel, i quali giocano un ruolo fondamentale nelle industrie delle batterie e della difesa militare.
In passato per poter accedere a queste risorse, bisognava seguire un iter diviso in due passaggi distinti, dapprima serviva ottenere una licenza di esplorazione dei siti minerali sui fondali marini e in un secondo momento bisognava depositare una richiesta di permesso di recupero alla National Oceanic and Atmospheric Administration, la quale nel caso concedeva il permesso di operare all’interno di aree fuori dalla giurisdizione nazionale, le aree molto profonde infatti sono fuori dalla giurisdizione di qualsiasi paese.
L’attuale iter invece consente di ottenere contemporaneamente sia la licenza esplorativa sia quella estrattiva ad uso commerciale, cambiamento che ovviamente non è passato inosservato e anzi ha scosso la comunità scientifica che non è particolarmente d’accordo con questa novità.
Il mondo scientifico infatti ha colpito in modo duro e diretto la decisione del presidente Trump, dal momento che quest’ultima viene ritenuta come un aggiramento del codice internazionale che pone le basi anche abbastanza esplicite per uno sfruttamento indiscriminato che addirittura rischierebbe di compromettere totalmente l’ecosistema marino, il tutto è stato riportato dalla International Seabed Authority.
Di contro gli Stati Uniti hanno sottolineato come tutte queste norme siano valide solo per i paesi firmatari della convenzione sulla legge dei mari, alla quale gli Stati Uniti non hanno partecipato, tesi che però è stata prontamente respinta in modo ufficiale dai 40 paesi di tutto il mondo che invece hanno aderito all’iniziativa Deepsea Conservation Coalition e ai quali tra l’altro si sono accostate anche 70 aziende che hanno espresso in modo esplicito la loro volontà di non utilizzare tali risorse supportando di conseguenza l’opposizione.
