Nel cuore industriale di Birmingham sta prendendo forma una delle operazioni più ambiziose della nuova politica industriale britannica. All’interno del Tyseley Energy Park è entrato in funzione un impianto che segna il ritorno della produzione nazionale di magneti in terre rare. Un comparto che per oltre due decenni era stato delocalizzato. Il progetto nasce dalla collaborazione tra mondo accademico e industria e sfrutta una tecnologia sviluppata nei laboratori dell’Università di Birmingham, basata su un processo di riciclo alimentato a idrogeno. In pratica, i magneti recuperati da apparecchiature dismesse vengono trasformati in una polvere riutilizzabile. Quest’ultima poi viene riconvertita in nuovi componenti ad alte prestazioni, senza perdere le proprietà magnetiche originarie.
Il vantaggio non è solo industriale, ma anche ambientale. Le stime indicano una riduzione dell’impronta di carbonio fino al 90% rispetto ai metodi tradizionali che dipendono dall’estrazione mineraria e da processi ad alta intensità energetica. I magneti in terre rare sono infatti alla base della transizione tecnologica. Essi muovono i motori delle auto elettriche, alimentano le turbine eoliche, rendono possibili molte applicazioni robotiche e medicali e sono presenti in gran parte dei dispositivi elettronici di uso quotidiano.
Magneti e filiera industriale: capacità produttiva, investimenti e ritorno
Dal punto di vista operativo, l’impianto di Birmingham è già strutturato per lavorare su scala industriale. Ogni ciclo di produzione consente di recuperare oltre 400KG di lega magnetica e la capacità annua può raggiungere circa 100 tonnellate, con possibilità di ampliamento aumentando i turni. Dopo oltre venticinque anni, il Regno Unito torna così a produrre magneti sinterizzati sul proprio territorio, utilizzando sia materiali riciclati sia materie prime selezionate. Un passaggio che ha un forte valore economico, perché consente di accorciare le catene di fornitura e ridurre l’esposizione alle tensioni geopolitiche.
La gestione industriale è stata affidata a HyProMag, controllata da Maginito e parte del gruppo Mkango Resources. Il progetto ha ricevuto circa 5,2 milioni di euro di finanziamenti pubblici. L’obiettivo dichiarato? Costruire una filiera nazionale dei magneti solida e replicabile, capace di attrarre nuovi investimenti e competenze. Oltre all’impatto diretto sull’occupazione locale, il nuovo polo punta a diventare un punto di riferimento europeo per il riciclo avanzato delle terre rare. Insomma, questa strategia potrebbe rafforzare la competitività britannica nei settori dell’energia pulita e della mobilità elettrica, dimostrando che innovazione tecnologica e sostenibilità possono procedere insieme.
