L’Europa ha cambiato marcia sul fronte energetico. E sono i numeri a dimostrarlo con chiarezza. Nel 2025, per la prima volta, l’elettricità generata dalle fonti rinnovabili ha superato quella prodotta da carbone e gas. Il sole e il vento hanno superato le fonti fossili. Il dato emerge dall’ultimo rapporto del think tank Ember. E fotografa un processo graduale, costruito nel tempo. Le rinnovabili hanno sfiorato il 50% della produzione complessiva dell’Unione. Mentre sole e vento insieme hanno raggiunto il 30% del mix.
Cinque anni fa lo scenario era molto diverso. Nel 2020 le fonti fossili coprivano ancora oltre un terzo dell’elettricità europea. Oggi la loro quota è scesa al 29%, con il carbone ridotto a un ruolo marginale. Nel 2025 il carbone si è fermato al 9,2%, il valore più basso mai registrato. In diciannove Paesi europei pesa ormai meno del 5%. Questo ridimensionamento racconta una trasformazione profonda del sistema energetico. Non si tratta di un evento improvviso. Ma dell’effetto cumulativo di politiche climatiche, investimenti e innovazione tecnologica. L’energia pulita non è più una promessa futura. È una realtà strutturale del continente.
Reti obsolete e differenze nazionali rallentano la transizione alle rinnovabili del sole e vento
Il percorso, tuttavia, non è stato lineare né privo di contraddizioni. Nel 2025 l’uso del gas è tornato a crescere dell’8% rispetto all’anno precedente. A incidere è stato soprattutto il calo dell’idroelettrico. Che è stato penalizzato da un clima insolitamente secco. La minore disponibilità d’acqua ha costretto diversi Paesi a compensare con il gas. Questo ha avuto effetti diretti sui costi. La spesa europea per le importazioni di gas ha raggiunto 32 miliardi di euro. Con rincari dell’elettricità diffusi. A trainare la crescita delle rinnovabili è stato ancora una volta il fotovoltaico.
La produzione solare è aumentata di oltre il 20% per il quarto anno consecutivo. Arrivando a 369 terawattora. Il solare è diventato competitivo anche nel Nord Europa, grazie a tecnologie più efficienti. Non tutti i Paesi, però, avanzano allo stesso ritmo. Solo quattordici Stati producono già più elettricità da sole e vento che da fonti fossili. Italia e Polonia restano indietro rispetto a questa avanguardia. Esiste poi un limite strutturale spesso sottovalutato. Le reti elettriche europee sono state progettate per centrali tradizionali. Non per impianti rinnovabili distribuiti. Senza un forte ammodernamento delle infrastrutture, parte dell’energia pulita rischia di andare sprecata. Rallentando la transizione.
