Ci sono momenti in cui l’università diventa qualcosa di estremamente concreto. Per alcuni studenti della Cornell University, ciò è arrivato quando hanno capito che il loro progetto non sarebbe rimasto su un banco di laboratorio, ma sarebbe finito nello spazio. Non per modo di dire, ma davvero, rilasciato dalla Stazione Spaziale Internazionale e lasciato libero di spiegarsi nel vuoto. Si tratta della vela solare del progetto Alpha CubeSat che si è aperta a centinaia di chilometri dalla Terra. Un gesto silenzioso, ma carico di significato: era la prima volta che una vela di questo tipo veniva lasciata volare da sola, senza essere ancorata a un satellite tradizionale. Un oggetto minuscolo, quasi impalpabile, che per qualche giorno avrebbe percorso l’orbita terrestre spinto dalla luce del Sole.
Si è aperta nello spazio la nuova vela solare del progetto Alpha CubeSat
Pensare che tutto ciò è nato in un campus universitario è forse l’aspetto più sorprendente. Alpha CubeSat rientra in un programma della NASA pensato per portare gli studenti oltre la teoria, ma in questo caso il confine è stato superato del tutto. La vela, se la si potesse osservare da vicino, sembrerebbe quasi fragile. Mezzo metro di larghezza, meno di 100 grammi di peso, uno spessore di appena 0,04 millimetri. Eppure è proprio tale leggerezza a renderla efficace. Niente propellente, nessun motore nascosto: il movimento nasce dall’impatto dei fotoni solari sulla superficie riflettente. Una spinta minuscola che però non si ferma mai.
La scelta di separare la vela dal CubeSat dopo il dispiegamento è stata tutt’altro che scontata. In quel momento la vela smette di essere un semplice componente e diventa un sistema autonomo, dotato di piccoli ChipSat in grado di gestire energia, sensori e comunicazioni. È un’idea radicale nella sua semplicità, che punta a ridurre tutto all’essenziale e a testare nuovi modi di pensare le missioni spaziali.
