La nuova tassa da 2€ sui piccoli pacchi entrerà ufficialmente in vigore dal 15 marzo 2026 e rappresenta una delle misure più discusse introdotte con la Legge di Bilancio. Il provvedimento riguarda le spedizioni provenienti da Paesi extra-UE con valore inferiore a 150€. L’Obiettivo dichiarato? Tutelare il mercato europeo e italiano dalla concorrenza dei prodotti a basso costo importati dall’estero. La norma prevede che il contributo venga applicato sia agli acquisti effettuati dai consumatori finali, sia alle spedizioni destinate ad attività commerciali, oltre ai pacchi inviati tra privati, anche quando le merci non hanno carattere commerciale.
La Tassa non si applica invece ai pacchi già sdoganati all’interno dell’Unione Europea o alle spedizioni che partono da Paesi membri. Il valore di riferimento è calcolato sul prezzo della merce, escludendo costi di trasporto e assicurazione se indicati separatamente in fattura. Dal punto di vista operativo, il contributo sarà contabilizzato su base quindicinale e dovrà essere versato tramite dichiarazione doganale. A pagare formalmente è il dichiarante, cioè chi presenta la pratica alla Dogana. Nei fatti però il costo potrebbe essere trasferito al destinatario finale.
Secondo le autorità, la Tassa non ha un obiettivo puramente fiscale, ma mira a riequilibrare le dinamiche competitive. Si propone di limitare il vantaggio dei marketplace extra-europei che spesso propongono prodotti a prezzi estremamente bassi. Resta da capire però se il contributo avrà un impatto reale sulle abitudini di acquisto degli utenti italiani o se verrà semplicemente assorbito nei prezzi finali.
Tassa e impatto sui consumatori: cosa controllare prima di acquistare online
Per i cittadini, la nuova Tassa sui piccoli pacchi impone maggiore attenzione durante gli acquisti online. Associazioni dei consumatori come AltroConsumo invitano a verificare sempre la sede del venditore, distinguendo tra spedizione “dall’UE” e “in UE”, due formule che possono indicare situazioni doganali molto diverse. È importante controllare se i costi doganali e il contributo siano già inclusi nel prezzo e se il venditore utilizzi il sistema IOSS, che permette di pagare IVA e oneri direttamente al momento dell’acquisto.
In mancanza di informazioni chiare, il rischio è quello di ricevere richieste di pagamento aggiuntive al momento della consegna, tramite corriere o dogana. In questi casi, il mancato versamento della tassa può comportare il blocco del pacco o il reso al mittente, con possibili costi extra per il consumatore. Per questo motivo, le autorità raccomandano di conservare sempre la documentazione d’acquisto e di pretendere ricevute ufficiali in caso di richieste supplementari.
Dal punto di vista del mercato, l’introduzione della tassa potrebbe spingere parte dei consumatori a privilegiare venditori europei, riducendo la dipendenza dalle piattaforme extra-UE. Allo stesso tempo, i grandi marketplace internazionali potrebbero rivedere le proprie strategie logistiche e fiscali per contenere l’impatto del nuovo contributo. In ogni caso, il 2026 segnerà un passaggio importante nel commercio elettronico. I suoi effetti che si rifletteranno sia sulle imprese sia sulle abitudini di acquisto degli italiani.
