Come noto, Meta ha deciso di chiudere la porta all’uso di WhatsApp come interfaccia per chatbot di terze parti. Eppure, sembra esserci un’eccezione. In Italia e in Brasile non è entrato in vigore il blocco annunciato dall’azienda. Quello che emerge subito è che la scelta di escludere Italia e Brasile dalle restrizioni è la conseguenza diretta delle pressioni esercitate dalle rispettive autorità antitrust. Per capire tale scenario bisogna tornare all’origine del problema. Lo scorso autunno Meta ha aggiornato i Termini della WhatsApp Business Solution, introducendo un divieto piuttosto netto. Ovvero l’API Business non può essere usata da fornitori di intelligenza artificiale quando l’AI rappresenta la funzionalità principale del servizio. Ciò significa che non è più possibile usare WhatsApp come “contenitore” per chatbot come ChatGPT, Perplexity o servizi simili.
Niente blocco per i chatbot di terze parti su WhatsApp in Italia e Brasile?
Meta ha sempre sostenuto che l’obiettivo fosse quello di evitare usi impropri della piattaforma. Lasciando comunque spazio ai chatbot nell’assistenza clienti. Ma tale distinzione, apparentemente ragionevole, diventa molto più problematica se si guarda al modo in cui WhatsApp viene utilizzata in alcuni Paesi. In mercati come il Brasile, e in parte anche in Italia, WhatsApp non è solo un’app. Rappresenta l’accesso principale alla comunicazione digitale.
In tale scenario, impedire l’uso di WhatsApp come front-end per i chatbot significa limitare concretamente l’accesso all’intelligenza artificiale, soprattutto per chi non può o non vuole usare app dedicate. Ed è qui che entrano in gioco le autorità di regolamentazione. L’AGCM italiana ha avviato un’istruttoria e ha concluso che la mossa di Meta rischiava di comprimere la concorrenza, rallentare l’innovazione e danneggiare i consumatori. Da qui la decisione di imporre la sospensione immediata delle nuove regole sul territorio nazionale.
Quasi in parallelo, anche il Brasile si è mosso. Il CADE ha adottato una misura preventiva e aperto un’indagine amministrativa. Ottenendo lo stesso risultato: i chatbot di terze parti restano accessibili su WhatsApp. Se si guardano oggi i Termini aggiornati, il divieto c’è ancora ed è scritto nero su bianco. La differenza è che compare una deroga esplicita per Italia e Brasile.
