WhatsApp aveva annunciato una modifica importante alle regole della propria Business API, l’interfaccia utilizzata da aziende e sviluppatori per offrire assistenza clienti automatizzata. La nuova policy avrebbe di fatto escluso i chatbot di intelligenza artificiale di terze parti, come quelli basati su ChatGPT o Grok, imponendo loro di interrompere le risposte automatiche e di mostrare messaggi pre-approvati che avvisassero gli utenti della sospensione del servizio. Secondo Meta, questa scelta nasceva da motivazioni tecniche. L’aumento dell’uso di bot AI avrebbe messo sotto pressione sistemi non progettati per gestire un carico così elevato, rendendo necessario limitare l’accesso.
La decisione è stata però interpretata da molti osservatori come una mossa strategica per favorire indirettamente Meta AI, restringendo lo spazio operativo ai concorrenti. Il caso ha attirato l’attenzione delle autorità regolatorie, soprattutto in Europa e in America Latina, dove WhatsApp è uno strumento centrale non solo per la comunicazione privata, ma anche per migliaia di attività commerciali. Bloccare improvvisamente chatbot già integrati nei flussi di assistenza clienti ha infatti avuto un impatto diretto sull’operatività di aziende e professionisti che fanno affidamento sulla piattaforma.
WhatsApp sotto osservazione: Italia e Brasile fermano Meta
Di fronte alle prime pressioni istituzionali, Meta ha iniziato a rivedere la propria posizione. In Italia, già a dicembre, l’Antitrust aveva ottenuto un primo stop alle nuove regole su WhatsApp, aprendo la strada a un ripensamento più ampio che ha coinvolto anche altri mercati. Un altro caso recente riguarda anche il Brasile, dove l’autorità garante della concorrenza ha ordinato a Meta di sospendere l’applicazione delle nuove politiche. Di conseguenza, il divieto ai chatbot AI di terze parti non si applicherà ai numeri WhatsApp con prefisso brasiliano. Ciò consentirà ai bot di continuare a operare sulla piattaforma Business. L’ente regolatore ha anche avviato un’indagine per verificare se le regole proposte da Meta possano configurare pratiche anticoncorrenziali, pensate per rafforzare l’ecosistema interno dell’azienda a scapito dei servizi esterni.
Anche l’Unione Europea ha avviato approfondimenti sulla vicenda, segno che il tema WhatsApp-chatbot non riguarda solo singoli Paesi ma l’equilibrio complessivo tra piattaforme dominanti e sviluppatori indipendenti. La posta in gioco è elevata: WhatsApp è diventato un canale chiave per assistenza clienti, prenotazioni e supporto post-vendita, e limitare l’uso dei bot AI significherebbe incidere direttamente sui modelli di business digitali.
Per Meta, la situazione rappresenta un banco di prova delicato. Da un lato c’è l’esigenza di tutelare l’infrastruttura tecnica di WhatsApp, dall’altro il rischio di scontrarsi con regolatori sempre più attenti ai temi di concorrenza e neutralità delle piattaforme. Le decisioni prese in Italia e Brasile mostrano che il confronto è tutt’altro che chiuso e che il futuro dei chatbot su WhatsApp è ancora da decidere.
