La gestione dei chatbot AI su WhatsApp diventa terreno di scontro tra Meta e le autorità di regolamentazione. Dopo aver annunciato una stretta che avrebbe escluso i bot di terze parti dalla Business API dell’app di messaggistica, il gruppo ha dovuto fare un passo indietro. Almeno per ora, Italia e Brasile restano fuori dall’applicazione delle nuove regole.
La retromarcia dopo l’intervento delle autorità
In origine, Meta aveva stabilito che i chatbot basati su intelligenza artificiale non avrebbero più potuto rispondere ai messaggi tramite l’API usata dalle aziende per l’assistenza clienti. L’indicazione prevedeva anche l’obbligo di informare gli utenti dell’indisponibilità del servizio e di adottare risposte automatiche predefinite. Una linea dura che ha subito attirato l’attenzione dei regolatori.
In Italia, l’Antitrust è intervenuta già a dicembre, ottenendo la sospensione della misura. Più recente è invece la decisione in Brasile, dove l’autorità garante della concorrenza ha ordinato a Meta di fermare l’applicazione della policy. Di conseguenza, i chatbot di terze parti continueranno a funzionare normalmente quando si scrive a numeri con prefisso +55.
Il nodo concorrenza e il ruolo di Meta AI
Secondo le autorità brasiliane, le nuove condizioni rischiavano di creare un vantaggio indiretto per Meta AI, limitando di fatto l’operatività di servizi concorrenti come ChatGPT o Grok su WhatsApp. Un sospetto che ha portato all’apertura di verifiche formali anche da parte dell’Unione Europea.
Meta, dal canto suo, respinge l’accusa di comportamento anticoncorrenziale. La posizione ufficiale sostiene che l’esplosione dei chatbot AI stia mettendo sotto pressione infrastrutture non progettate per questo tipo di utilizzo. Secondo l’azienda, WhatsApp non dovrebbe essere considerata una sorta di app store alternativo per servizi di intelligenza artificiale.
Un equilibrio ancora tutto da trovare
Il confronto resta aperto. Da una parte, Meta punta a controllare l’uso della propria piattaforma e a tutelare la stabilità tecnica dei sistemi. Dall’altra, le autorità temono un restringimento dell’accesso al mercato e una riduzione della libera concorrenza. Il fatto che Italia e Brasile abbiano già ottenuto una deroga mostra come la partita sia tutt’altro che chiusa.
