Un’indagine coordinata dalla Procura di Rovigo ha portato alla luce un meccanismo di diffusione illecita di immagini intime attraverso Telegram, con modalità che ricordano altri casi nazionali già emersi negli ultimi anni. Le vittime sono decine di donne del Polesine, appartenenti a contesti diversi, accomunate dalla scoperta improvvisa che fotografie private, conservate sui propri dispositivi, erano finite online senza alcun consenso.
Dalle segnalazioni alle denunce
L’inchiesta ha preso forma dopo l’arrivo di messaggi anonimi che avvertivano della presenza di immagini intime all’interno di un gruppo Telegram. In un primo momento l’ipotesi di uno scherzo di pessimo gusto sembrava plausibile, ma il riscontro è stato immediato: le foto erano reali e pubblicate nel gruppo “Suine Polesane”, accompagnate da commenti sessisti e offensivi. A quel punto sono scattate numerose denunce, che hanno consentito agli investigatori di ricostruire i primi passaggi della vicenda.
Secondo quanto emerso, i responsabili sarebbero un giovane amministratore del gruppo e un complice con competenze tecniche. Quest’ultimo lavorava come riparatore di dispositivi elettronici e avrebbe avuto accesso diretto ai contenuti dei telefoni e dei computer affidati per interventi di manutenzione.
L’ipotesi investigativa e i reati contestati
Gli accertamenti indicano che molte immagini sarebbero state prelevate direttamente dalle gallerie personali durante le riparazioni. Diverse vittime, infatti, avrebbero in comune il ricorso allo stesso tecnico, ora indagato. Se confermata, questa condotta configurerebbe reati gravi come accesso abusivo a sistemi informatici, trattamento illecito di dati personali e diffusione non consensuale di materiale sessualmente esplicito, rientrante nella fattispecie del revenge porn, anche in assenza di un legame affettivo.
Le attività investigative proseguono con l’analisi dei dispositivi e dei flussi digitali da parte della Polizia Postale, mentre la Procura mantiene riserbo sulle identità complete e su eventuali accuse aggiuntive.
La vicenda riporta l’attenzione sulla sicurezza dei dati quando si affida uno smartphone o un computer a terzi. Backup separati, archiviazione su supporti personali e, quando possibile, la formattazione preventiva restano misure efficaci per ridurre i rischi legati alla gestione dei contenuti privati.
