A volte le innovazioni più interessanti nascono da problemi comuni. Prendere una pillola, per esempio, è uno di quei gesti si fanno senza pensarci troppo. Ed è proprio lì, in quell’atto, si annida uno dei punti più fragili della medicina moderna. Ovvero la certezza che un farmaco venga davvero assunto. È partendo da tale consapevolezza che un gruppo di ricercatori del MIT ha sviluppato una pillola capace di “farsi sentire” dallo stomaco. Ciò confermando la propria ingestione. L’idea non ha nulla di invasivo: la capsula può essere integrata in medicinali già esistenti. Una volta arrivata nello stomaco, attiva un sistema di comunicazione basato su radiofrequenza. Nel giro di una decina di minuti, un segnale rilevabile dall’esterno certifica che la pillola è stata assunta. Poi, come se nulla fosse, gran parte dei componenti si degrada naturalmente, senza lasciare residui pericolosi nell’organismo.
Il MIT presenta la pillola che comunica dallo stomaco
Dietro tale soluzione c’è una motivazione molto concreta. La mancata aderenza alle terapie è un problema enorme, spesso sottovalutato. Il quale incide sulla salute dei pazienti e sui costi dei sistemi sanitari. Non si tratta solo di distrazione o scarsa disciplina: terapie lunghe, effetti collaterali, stanchezza psicologica possono portare a salti o interruzioni che, in alcuni casi, compromettono l’efficacia del trattamento. In ambiti delicati come i trapianti o le infezioni croniche, sapere con precisione se un farmaco è stato preso non è un dettaglio, ma una necessità.
A coordinare il progetto è Giovanni Traverso, medico e ingegnere, che da anni lavora su dispositivi capaci di rendere i farmaci più “attivi” nel dialogo con il corpo. In passato il suo team aveva già esplorato capsule in grado di rimanere a lungo nel tratto gastrointestinale e rilasciare dosi controllate. Questa volta, però, l’approccio è diverso: non si tratta di sostituire la terapia, ma di accompagnarla. Un ruolo centrale lo giocano i materiali. L’antenna a radiofrequenza è realizzata in zinco ed è incorporata in una matrice di cellulosa. Entrambi scelti per la loro sicurezza e compatibilità biologica.
La capsula è rivestita in modo da evitare qualsiasi attivazione prematura. Solo nello stomaco il sistema entra in funzione, rilasciando il farmaco e inviando il segnale. Il microchip che gestisce la comunicazione, minuscolo e non biodegradabile, è progettato per attraversare il tratto digestivo ed essere espulso senza problemi. Rispetto a tentativi precedenti, tale soluzione riduce il rischio di accumulo di materiali nel corpo.
