La notizia che per mesi è rimasta confinata nel territorio delle indiscrezioni ora assume i contorni dell’ufficialità. Apple ha confermato che la prossima generazione di Siri si baserà su Gemini, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Google. Un passaggio strategico che segna una svolta profonda nell’approccio dell’azienda di Cupertino all’AI generativa.
La conferma è arrivata attraverso dichiarazioni ufficiali rilasciate a testate internazionali, nelle quali Apple ha chiarito di aver individuato nella tecnologia di Google la base più solida su cui costruire la nuova evoluzione dei propri Apple Foundation Models, destinati ad alimentare Siri e altre funzioni avanzate dell’ecosistema.
Una scelta obbligata dopo i ritardi sull’AI
Negli ultimi due anni Apple ha mostrato un ritardo sempre più evidente rispetto ai principali concorrenti sul fronte dell’intelligenza artificiale. Mentre assistenti come ChatGPT, Copilot e Gemini evolvevano rapidamente, Siri è rimasta ancorata a un modello più tradizionale, con capacità conversazionali e contestuali limitate. Nel 2025 la stessa Apple aveva ammesso pubblicamente che l’integrazione dell’AI generativa richiedeva più tempo del previsto, rinviando funzioni che inizialmente erano attese già con i primi rilasci di iOS 25. La decisione di affidarsi a un modello esterno come Gemini appare quindi come una risposta pragmatica alla necessità di colmare rapidamente il divario.
Gemini sotto il cofano, ma senza brand visibile
Uno degli aspetti più rilevanti dell’accordo riguarda il controllo. Apple ha precisato che l’integrazione di Gemini avverrà senza alcuna esposizione diretta del brand Google o Gemini all’utente finale. Dal punto di vista dell’esperienza, Siri resterà “Siri”, con interfaccia, tono e comportamento coerenti con l’identità Apple. Gemini fungerà da motore linguistico sottostante, mentre Apple manterrà il pieno controllo sull’orchestrazione delle risposte, sull’integrazione con il sistema operativo e soprattutto sulla gestione dei dati. Un approccio coerente con la filosofia dell’azienda, che punta a offrire nuove capacità senza rinunciare al controllo dell’esperienza e alla narrativa sulla privacy.
La scelta di appoggiarsi a Google ha avuto riflessi anche a livello manageriale. Dopo mesi di tensioni e ritardi, John Giannandrea, responsabile dell’AI in Apple ed ex dirigente Google, ha lasciato il suo ruolo operativo. Un segnale che la fase di sviluppo interno esclusivo dell’AI Apple ha incontrato ostacoli più complessi del previsto.
Affidarsi a Gemini permette ad Apple di rimettere in carreggiata una roadmap che rischiava di diventare sempre più fragile, soprattutto sul fronte degli assistenti vocali e delle interazioni basate sul linguaggio naturale.
