L’annuncio statunitense di abbandono di decine di organizzazioni e convenzioni internazionali viene letto come un cambio nella politica multilaterale. L’attenzione pubblica si è concentrata soprattutto sulle scelte legate al clima. Tuttavia, un’analisi più ampia indica conseguenze profonde anche sul piano della cybersicurezza. L’uscita da forum e coalizioni dedicate alla cooperazione digitale segnala una riduzione dell’impegno condiviso su temi come protezione delle infrastrutture critiche. Inoltre, c’è un contrasto ai crimini informatici e tutela delle libertà online. La linea ufficiale descrive tali organismi come inefficaci o distanti dalla sovranità nazionale. Esiste una particolare diffidenza verso programmi associati a inclusione e parità di genere, giudicati incompatibili con l’indirizzo politico attuale.
Il vuoto nel coordinamento cyber
Il disimpegno da realtà come il Global Forum on Cyber Expertise o la Freedom Online Coalition viene interpretato da osservatori e analisti come un arretramento nel capacity building internazionale. Tali piattaforme hanno sostenuto per anni progetti tecnici e normativi in aree strategiche. Queste piattaforme favorivano l’adozione di standard comuni e lo scambio di competenze. Secondo valutazioni provenienti dal mondo accademico, l’assenza statunitense riduce il livello di coordinamento sulla sicurezza di rete. Questo accade proprio mentre aumentano attacchi sofisticati, operazioni di influenza e minacce ibride. Viene sottolineato come la frammentazione normativa e politica possa facilitare approcci repressivi alla governance di Internet. Inoltre, ci sarebbero effetti indiretti sulla protezione dei diritti digitali e sulla stabilità delle reti globali.
Diversi commentatori ritengono che il ritiro statunitense lasci spazio a una regionalizzazione del cyberspazio, nella quale alleanze e standard tendono a svilupparsi in modo meno coordinato. Ciò viene associato a una perdita di leadership condivisa. Di conseguenza c’è il rischio di regole divergenti e cooperazione più debole contro minacce transnazionali. Allo stesso tempo, viene indicata una finestra di manovra per altri attori, in particolare europei, chiamati a rafforzare il proprio ruolo nella sicurezza digitale globale. La capacità di colmare il vuoto dipenderebbe dalla coerenza politica e dalla volontà di investire in diplomazia tecnologica. Le conseguenze potrebbero riflettersi anche sulla sicurezza digitale dei cittadini. Questo dimostra come decisioni geopolitiche abbiano effetti diretti su reti, dati e libertà fondamentali.
