C’è un oggetto minuscolo che attraversa le nostre giornate senza farsi notare: lo scontrino. Lo prendiamo, lo pieghiamo, lo infiliamo in tasca o lo lasciamo sul bancone, senza pensarci troppo. Eppure dietro quel foglietto leggero e lucido si nasconde una tecnologia diffusa ovunque e un problema che da anni mette in allerta scienziati e ambientalisti. Proprio da tale contraddizione parte il lavoro di un gruppo di ricercatori del Politecnico federale di Losanna, che ha deciso di ripensare la carta termica. Ciò partendo da un materiale antico e familiare come il legno. La carta termica è ovunque: scontrini, etichette di spedizione, biglietti dei mezzi, referti medici.
Il suo mercato muove miliardi e continua a crescere, spinto dalla logistica globale e dai pagamenti rapidi. Il lato meno visibile di tale diffusione riguarda però i rivestimenti chimici necessari a far comparire il testo quando la carta viene riscaldata. Per decenni si sono usati composti come il bisfenolo A e il bisfenolo S. Sostanze efficaci, ma problematiche, perché possono disperdersi nell’ambiente durante l’uso e il riciclo e sono associate a effetti di interferenza ormonale.
Scontrini e ticket: presentata una nuova carta termica?
È qui che entra in scena la lignina, uno dei principali mattoni del legno, spesso considerata un sottoprodotto di scarso valore industriale. In realtà, dal punto di vista chimico, la lignina ha già tutto quello che serve per funzionare come sviluppatore di colore nella stampa termica. Il guaio è che, così com’è, è troppo scura e irregolare per garantire testi nitidi e leggibili. I ricercatori dell’EPFL hanno affrontato il problema alla radice, mettendo a punto un metodo di estrazione più delicato e controllato che permette di ottenere una lignina più chiara e uniforme. Eliminando quelle strutture che assorbono troppa luce e rovinano il contrasto.
La scelta di puntare su materiali di origine vegetale non si è fermata allo sviluppatore. Anche il sensibilizzante, cioè la sostanza che accelera la reazione quando la carta viene riscaldata, è stato ricavato da una fonte naturale. In questo caso si tratta di una molecola derivata da uno zucchero presente nelle pareti cellulari delle piante. Lignina e zuccheri sono stati combinati in sottili rivestimenti e messi alla prova sia in laboratorio sia con stampanti termiche commerciali. I risultati sono incoraggianti. Le stampe ottenute hanno una densità di colore comparabile a quella della carta termica tradizionale e, cosa forse ancora più importante, resistono nel tempo. Anche dopo mesi alla luce e dopo un anno di conservazione, testi e loghi restano leggibili.
Non si tratta ancora della soluzione perfetta, perché il contrasto massimo delle carte industriali più ottimizzate non è stato del tutto raggiunto, ma il divario si è assottigliato molto. Riguardo la sicurezza, poi, il passo avanti è netto. I nuovi sviluppatori a base di lignina mostrano un’attività estrogenica inferiore rispetto al bisfenolo A, mentre il sensibilizzante vegetale non ha evidenziato effetti tossici nei test. In prospettiva, ciò significa scontrini meno problematici per l’ambiente e per le persone.
