Il modo in cui si cercano nuovi antibiotici sta cambiando radicalmente. Se si pensa alla ricerca scientifica tradizionale, spesso si immagina laboratori silenziosi dove ricercatori meticolosi passano mesi a mescolare provette, sperando che una particolare combinazione chimica dia il risultato sperato. È un processo lento che però oggi si scontra con una realtà brutale: i batteri corrono molto più veloci di noi. Le infezioni resistenti stanno diventando una minaccia globale silenziosa, capace di mietere milioni di vittime. E la nostra capacità di inventare nuove “armi” chimiche è rimasta per troppo tempo ancorata a metodi del secolo scorso. Ecco perché quello che sta succedendo all’University of York rappresenta una vera rivoluzione. Il team guidato da Angelo Frei ha deciso di smettere di giocare secondo le vecchie regole, introducendo nel processo un alleato formidabile: la robotica avanzata combinata con la cosiddetta “click chemistry“.
Chimica e robot insieme per la ricerca di antibiotici: ecco i dettagli
L’idea è quella di trasformare la scoperta dei farmaci in una sorta di catena di montaggio ultra-intelligente e velocissima. Invece di perdere tempo prezioso con la sintesi manuale di una singola molecola alla volta, tali scienziati hanno costruito una piattaforma automatizzata capace di assemblare centinaia di composti in pochi giorni. È come se fossimo passati dal copiare i libri a mano all’invenzione della stampa a caratteri mobili, ma applicata alla farmaceutica.
Un aspetto di tale ricerca è la scelta di esplorare i composti a base metallica. Per lungo tempo, i metalli sono stati visti con sospetto nel mondo degli antibiotici, spesso considerati troppo complessi o rischiosi per la salute umana rispetto alle molecole organiche tradizionali. Eppure, i metalli offrono un vantaggio strutturale enorme: sono tridimensionali. Mentre la maggior parte degli antibiotici che conosciamo ha una forma piuttosto piatta e lineare, tali complessi metallici si sviluppano nello spazio in modi molto più articolati, permettendo loro di incastrarsi nei meccanismi dei batteri in punti dove gli altri farmaci falliscono. Grazie all’automazione, il team ha potuto testare quasi 200 combinazioni diverse con metalli pesanti come l’iridio, ottenendo oltre 700 risultati unici in una sola settimana.
Tra tale marea di nuovi candidati, ne sono emersi sei particolarmente promettenti, capaci di abbattere i batteri più resistenti senza aggredire le cellule umane. È la prova che la velocità non compromette la precisione. Al contrario, permette di scartare rapidamente ciò che non funziona per concentrarsi solo sulle eccellenze. Tale tecnologia non cambierà solo il modo in cui si combattono le infezioni, ma potrebbe essere applicata per scoprire nuovi materiali o catalizzatori per l’industria.
