Un team della University of Connecticut ha sviluppato una tecnologia che potrebbe trasformare completamente il modo in cui si catturano immagini. Un’opzione che punta a rendere le fotocamere più compatte, resistenti e potenti. Il centro del progetto è MASI, acronimo di Multiscale Aperture Synthesis Imager. A prima vista, sembra una fotocamera “impossibile”: niente obiettivi, solo una serie di sensori disposti su un piano di diffrazione. Ogni sensore registra pattern di luce grezzi, che contengono informazioni dettagliate sull’intensità e sulla fase della radiazione luminosa. Tutto il lavoro di “mettere insieme” l’immagine viene affidato al software, che ricostruisce digitalmente il campo d’onda e lo riporta sul piano dell’oggetto osservato. Creando, in tal modo, una sorta di apertura virtuale molto più ampia di quella fisica.
Ecco come potrebbero essere le fotocamere del futuro senza lenti
La tecnica prende ispirazione da strumenti astronomici all’avanguardia. È lo stesso principio che ha permesso all’Event Horizon Telescope di fotografare per la prima volta un buco nero, combinando segnali provenienti da diversi osservatori per simulare un telescopio gigantesco. Trasporlo alla luce visibile, però, è molto più complesso. Le lunghezze d’onda richiedono precisioni dell’ordine del nanometro, un livello difficilmente raggiungibile con approcci puramente meccanici. MASI aggira il problema affidandosi completamente al calcolo digitale, eliminando la necessità di allineamenti fisici sofisticati.
Secondo il professor Guoan Zheng, la scalabilità è un altro punto di forza. Aggiungere nuovi sensori aumenta le prestazioni quasi linearmente, senza introdurre la complessità tipica dei grandi sistemi ottici. Ciò apre prospettive interessanti in settori diversi, dalla medicina all’ispezione industriale. Fino al monitoraggio remoto e alla ricerca scientifica, dove immagini precise su grandi superfici sono fondamentali.
I risultati sono sorprendenti. Il sistema raggiunge una risoluzione inferiore al micrometro su ampi campi visivi, mantenendo distanze operative di pochi centimetri. In laboratorio, il team ha fotografato un bossolo di proiettile, rivelando dettagli microscopici come l’impronta del percussore, informazioni cruciali per analisi balistiche e forensi. Con tali premesse, MASI rappresenta un passo decisivo verso una nuova generazione di fotocamere.
