Il 2026 si apre con un segnale poco incoraggiante per chi guarda al mercato dei computer portatili, e ASUS è tra i primi produttori a metterlo nero su bianco. A partire dai primi giorni di gennaio, una parte del catalogo del marchio aumenterà i prezzi, una decisione che non nasce da scelte commerciali isolate ma da un contesto industriale sempre più complesso. Al centro della questione c’è la DRAM, diventata uno dei componenti più critici dell’intera filiera tecnologica.
Da mesi i produttori di memoria faticano a stare al passo con una domanda che non arriva più solo dal mondo consumer, ma soprattutto dai grandi progetti legati all’intelligenza artificiale. Data center, infrastrutture cloud e sistemi ad alte prestazioni assorbono quantità enormi di RAM e storage avanzato, lasciando ai PC tradizionali una fetta sempre più ridotta della capacità produttiva globale. Questo squilibrio si traduce in costi più alti, che ora iniziano a emergere anche nei listini finali. ASUS ha scelto di non entrare nei dettagli su cifre e modelli, ma una cosa è certa, il periodo dei prezzi stabili è finito, almeno per ora.
ASUS e il mercato PC: chi pagherà di più e perché
Guardando più da vicino, gli aumenti annunciati da ASUS sembrano destinati a colpire soprattutto i notebook più esigenti in termini di componenti. I portatili da gaming e quelli progettati per la produttività avanzata, che richiedono grandi quantitativi di RAM veloce e unità di archiviazione ad alte prestazioni, sono i candidati naturali a subire gli effetti della crisi della DRAM. Non si tratta di un caso isolato, l’intero settore si sta muovendo nella stessa direzione.
Altri produttori hanno già ammesso aumenti significativi. Secondo diverse ricerche di mercato, l’equilibrio tra domanda e offerta di memorie potrebbe non essere ristabilito prima del 2027, con conseguenze dirette sulle spedizioni globali di PC già nel corso del 2026.
In questo contesto, ASUS si trova a dover trovare un equilibrio tra competitività e sostenibilità economica, trasferendo almeno in parte i maggiori costi sugli utenti finali. Per i consumatori significa dover valutare con più attenzione il momento dell’acquisto, magari anticipandolo o rimandandolo in attesa di condizioni migliori, in un mercato che sembra destinato a restare teso ancora a lungo.
