Un tempio millenario potrebbe raccontare nuovi segreti grazie a particelle invisibili provenienti dallo spazio. A Chichén Itzá, gli archeologi stanno adottando una tecnologia mai usata prima su El Castillo. L’obiettivo è esplorare l’interno della piramide senza danneggiarla. Nessuna pietra verrà rimossa. Nessun tunnel verrà scavato. A rendere possibile l’impresa sono i muoni, particelle generate dai raggi cosmici. Questi attraversano strutture massicce come piramidi e montagne. Registrando il loro passaggio, è possibile “vedere” cosa si nasconde all’interno. La tecnica si chiama muografia. È già stata usata su vulcani e altre grandi costruzioni. Ora viene applicata a uno dei siti archeologici più delicati al mondo.
El Castillo, noto come Tempio di Kukulcán, è una delle nuove sette meraviglie del mondo. La sua importanza culturale è enorme. Il monumento domina Chichén Itzá da oltre mille anni. È celebre per i suoi allineamenti astronomici. Durante gli equinozi, luci e ombre creano l’illusione di un serpente in movimento. Questo fenomeno simboleggia il dio Kukulcán. Tuttavia, l’esterno non racconta tutta la storia. L’interno resta in gran parte sconosciuto. La muografia potrebbe chiarire finalmente questa struttura complessa. La tecnologia offre una visione tridimensionale delle densità interne. Vuoti e corridoi diventano riconoscibili. L’approccio non invasivo è fondamentale per la conservazione. Il tempio è fragile e insostituibile. Ogni intervento diretto comporterebbe rischi irreversibili. La scienza offre ora una strada alternativa. Il passato viene osservato senza essere toccato.
Oltre al El Castillo, piramidi nascoste sotto Chichén Itzá
Il progetto si sviluppa in più fasi ben definite. Inizialmente, i sensori verranno calibrati su camere già note. Queste sono collegate da un tunnel di accesso esistente. I dati serviranno come riferimento. Successivamente, l’attenzione si sposterà sulle aree più misteriose. Tra queste c’è la piramide interna.
Un altro punto chiave è il cenote sotto El Castillo. Si tratta di una cavità naturale profonda circa ventuno metri. Per i Maya, i cenote erano luoghi sacri. Erano considerati passaggi verso l’aldilà. Erano associati al dio della pioggia Chaac. La presenza di un cenote sotto il tempio aggiunge valore simbolico. Gli studiosi vogliono capire se abbia influenzato la costruzione. Una delle ipotesi è che El Castillo sorga sopra un complesso più antico. Un’altra riguarda possibili sepolture rituali. Potrebbero esistere spazi cerimoniali ancora sconosciuti. La muografia può offrire risposte concrete. Le variazioni nel flusso dei muoni indicano differenze di densità. Queste differenze rivelano strutture nascoste. Il progetto è guidato dall’INAH messicano. Partecipa anche l’Universidad Nacional Autónoma de México. Sono coinvolte istituzioni statunitensi.
