Un nuovo passo avanti nella corsa all’energia da fusione arriva dal Regno Unito. Si chiama GyroSwin ed è uno strumento basato su intelligenza artificiale in grado di ridurre drasticamente i tempi di simulazione del plasma, la materia ionizzata che alimenta i reattori sperimentali. Dietro GyroSwin c’è una collaborazione internazionale che coinvolge la United Kingdom Atomic Energy Authority (UKAEA), la Johannes Kepler University di Linz e la startup tecnologica Emmi AI. I ricercatori descrivono il sistema come la possibilità di “modellare una stella in un barattolo”. Un’immagine efficace per spiegare quanto sia complesso riprodurre le condizioni estreme del Sole in laboratorio.
Ecco come l’AI supporta la fusione nucleare
Il punto critico riguarda la turbolenza del plasma. Nei tokamak, il plasma viene riscaldato a temperature maggiori a quelle del nucleo del Sole. E poi confinato tramite intensi campi magnetici. Anche piccole instabilità possono disperdere energia, riducendo l’efficienza della fusione. Finora, gli scienziati hanno studiato tali dinamiche con modelli girocinetici a cinque dimensioni, che descrivono il plasma nello spazio e nel moto delle particelle rispetto ai campi magnetici. Accurati ma lenti, tali modelli richiedono enormi risorse computazionali.
GyroSwin cambia approccio: invece di calcolare ogni dettaglio fisico passo dopo passo, l’AI viene addestrata su simulazioni già esistenti. Imparando così le dinamiche fondamentali del plasma. Una volta completata la fase di apprendimento, il sistema riproduce l’evoluzione della turbolenza in pochi secondi, fino a 1.000 volte più veloce dei metodi tradizionali.
Un punto centrale del sistema è che mantiene le proprietà fisiche essenziali del plasma, come le fluttuazioni turbolente e i flussi di taglio che ne assicurano la stabilità. Ciò rende i risultati non solo rapidi ma anche interpretabili, evitando l’effetto “scatola nera” tipico di molte applicazioni AI. La UKAEA sta già valutando l’uso di GyroSwin nei progetti di nuova generazione. Compreso STEP, il dimostratore britannico di una centrale a per la produzione di energia. Se i risultati verranno confermati, l’AI potrebbe diventare un alleato decisivo nella corsa alla fusione.
