I magneti al samario-cobalto rappresentano uno dei componenti più strategici dell’industria militare moderna: piccoli, ma indispensabili per garantire precisione, resistenza e prestazioni elevate in condizioni estreme. Sono utilizzati nei motori elettrici ad alta velocità, nei sistemi di guida dei missili, nei caccia di quinta generazione e persino nei veicoli ipersonici. Il problema? Quasi tutto il samario mondiale proviene dalla Cina, e Pechino ha deciso di imporre nuove restrizioni all’export.
La mossa di Pechino e la crisi della catena di fornitura
Negli ultimi mesi la Cina ha introdotto licenze obbligatorie per l’esportazione del samario, un elemento classificato come materiale critico per la sicurezza nazionale.
L’obiettivo ufficiale è regolare l’uso di risorse strategiche, ma in realtà la decisione arriva in un momento di forti tensioni commerciali e geopolitiche con gli Stati Uniti.
Le conseguenze si fanno già sentire: la filiera militare americana dipende in modo diretto dalle forniture cinesi, e i magneti al samario-cobalto sono considerati insostituibili. Devono infatti mantenere stabilità magnetica anche a temperature superiori ai 300 °C, ben oltre il punto di fusione del piombo — un requisito che li rende unici per applicazioni in ambito difensivo e aerospaziale. Missili come i Tomahawk, jet da combattimento come l’F-35 e sistemi ipersonici emergenti fanno largo uso di questi magneti. Senza una fornitura stabile, l’intera catena di produzione rischia un rallentamento.
L’ancora europea: la riserva francese di Solvay
Per evitare un blocco immediato, Washington ha attivato una soluzione di emergenza che passa dall’Europa. Al centro del piano c’è una scorta di nitrato di samario custodita da decenni presso un impianto Solvay in Francia, un’eredità dell’epoca in cui il gruppo belga era tra i leader globali nella lavorazione delle terre rare. Oggi, pur non producendo più ossidi di terre rare, Solvay conserva il materiale semilavorato e il know-how per raffinarlo. Dopo la purificazione, il samario viene trasferito nel Regno Unito, dove viene convertito in metallo e successivamente spedito negli Stati Uniti per la produzione di leghe al samario-cobalto destinate ai contractor della difesa. Questa rete transatlantica, seppur efficace nel breve termine, ha limiti evidenti: le riserve europee basteranno per coprire appena un anno di fabbisogno.
Le contromisure americane: tra politica e realpolitik
La dipendenza dalle terre rare cinesi è un tema che preoccupa il Pentagono da oltre un decennio. Già durante l’amministrazione Trump erano partiti piani per ricostruire una filiera nazionale delle terre rare, proseguiti poi con leggi che vietano l’uso di materiali di origine cinese nei sistemi d’arma a partire dal 2027. Tuttavia, la realtà industriale ha imposto compromessi: nel 2023 e 2024 si è scoperto che diversi F-35 contenevano ancora magneti cinesi, costringendo il Dipartimento della Difesa a concedere deroghe temporanee.
